L’importanza dell’ijâza


بسم الله الرحمن الرحيم

As-salâmu ‘alaykum waRahmatullâhi waBarakatuHu.

Tra le particolarità della nostra Ummah, vi è la catena di trasmissione, al punto tale che alcuni a’imma, come l’imâm Ibn al-Mubârak dichiaravano: “Al-isnâd fa parte della religione, e se non ci fosse stato l’isnâd, chiunque avrebbe potuto dire, riguardo la religione, quel che voleva”.

D’altra parte, all’epoca dei Tabicin, quando alcuni cominciarono ad inventare degli ahâdîth, i Salaf divennero severissimi riguardo alla trasmissione, al punto tale che Muhammad Ibn Sirîn disse: “Certamente questa scienza è una religione, dunque fai attenzione da chi prendi la tua religione”.

Dico questo soltanto per ricordare o informare coloro che non lo sappiano che nella nostra religione l’apprendimento della scienza e la sua trasmissione sono un’Amanah (deposito) enorme, che si trasmette di generazione in generazione.

Così, incoraggio qualsiasi persona in grado di farlo ad iscriversi in questa catena di trasmissione, garante dell’autenticità del nostro Dîn, attraverso l’apprendimento e/o la lettura presso degli shuyûkh, allo scopo di divenire un trasmettitore, che sia nel Qur’ân e le scienze ad esso relative, nella cAqidah, nell’hadîth, nel fiqh, nel nahu; in qualsiasi materia abbiate la possibilità di imparare, soprattutto in quest’epoca in cui non è per forza necessario viaggiare per ottenere un’ijâza, visti i mezzi di comunicazione attuali (internet, telefono, ecc).

Linguisticamente, al-ijâza significa “l’autorizzazione”. Terminologicamente, vuol dire l’autorizzazione da parte di uno shaykh a un suo allievo di trasmettere da lui il Qur’ân, l’hadîth o dei testi scientifici islamici. Questa autorizzazione rilasciata dallo shaykh corrisponde alla testimonianza che lo studente ha ricevuto dal suo shaykh il Qur’ân, l’hadîth o un altro testo. Lo studente che ottenga tale attestazione e autorizzazione diviene così un trasmettitore del Qur’ân, dell’Hadîth o di altri libri, iscrivendosi nella catena di trasmissione.

In seguito a ciò, lo studente sarà a sua volta in grado di trasmettere quanto appreso, ed è questo sistema che ha fatto sì che il nostro Dîn non potesse mai essere alterato biidhnillâh.

Infatti, nei tempi passati era inconcepibile insegnare qualsiasi materia religiosa, a meno che i professori stessi dell’aspirante insegnante non avessero attestato la sua attitudine a farlo, rilasciandogli l’autorizzazione.

Così erano i Salaf. Che Allah ci faccia prendere coscienza della via dei Salaf nell’apprendimento e ci permetta di seguirla. Âmîn.

Leggete le biografie dei nostri shuyûkh (in particolare i muhaddithîn), vi renderete conto che essi hanno tutti delle catene di trasmettitori; affinché ciò sia una motivazione.

E certamente il ricordo è utile ai credenti, e vi rivolgiamo questo breve discorso perché tra noi vi siano fratelli e sorelle che possano in seguito insegnare secondo la sunnah dei nostri Salaf as-Salih, ossia secondo una catena di trasmissione affidabile, e perché la nostra dacwah esca dall’ombra pian piano, poiché colui che sia “diplomato” potrà di certo più facilmente essere accettato per insegnare in una moschea o un’associazione, e ciò per raggiungere più gente.

Riflettete sul possibile risultato concreto in soli 3 anni biidhnillâh:

1° anno: UN fratello o UNA sorella, che abbiano ricevuto l’ijâza di un testo, lo trasmettono a 5 allievi/e

2° anno: Il professore e i suoi 5 allievi diplomati trasmettono – ciascuno – a 5 altri/e, col risultato di 65 diplomati/e (71 persone in possesso dell’ijâza, contando gli insegnanti).

3° anno: 71×5= 355 diplomati/e (426 in possesso dell’ijâza contando i professori).

Subhanallâh, guardate come – partendo da una persona sola – si possa giungere in così poco tempo a un grande risultato. Basta che un solo fratello/sorella ottenga l’ijâza in un libro di caqidah o altro, perché tutti ne possano trarre profitto.

Ho scritto ciò soltanto sperando che ben presto inshaa Allah nelle nostre moschee ci potremo sedere in veri circoli scientifici, con gente che abbia una corretta caqidah, poiché personalmente quando vedo dei volantini sulle porte di alcune moschee, annuncianti le conferenze di coloro che predicano chiamando la gente dalle porte dell’Inferno, mi viene voglia di piangere…

Nell’attesa di poter ben presto trarre profitto da uno o diversi di noi, seduti in una moschea, spero che questo messaggio di incoraggiamento vi sia giunto.

Wa billâhi tawfîq.

fonte

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