Indossare il niqâb in occidente


Domanda:

Bismillah

Assalamu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu

Ho una domanda a proposito del niqâb. Vivo in un paese dell’Europa occidentale e sono dell’opinione che il niqâb sia fard (obbligatorio). Tuttavia, ho letto per esempio che Ibn Taymiyya sosteneva che una persona che viva tra i miscredenti non è obbligata a distinguersi da essi esteriormente.

La mia domanda precisa sull’argomento, dunque, è: posso scegliere la via più semplice – considerando l’interesse (al-maslaha) – e [ritenere] che non vi sia bisogno di indossarlo in questi paesi? Per spiegarmi meglio: [attualmente] mia moglie non può uscire nemmeno per la più piccola necessità, a meno che io non l’accompagni [per ragioni di sicurezza, ndt], ma ciò richiede che io spenda molto tempo, e rende estremamente difficile la mia vita quotidiana.

Qual è la sua opinione, shaykh?

Barakallahu fik,

Abu Hafs

 

 

Risposta di shaykh Abû Muhammad al-Maqdisî (che Allah lo liberi):

La lode appartiene ad Allah, pace e benedizioni sul Suo Messaggero.

Seguitando:

Nobile fratello, fintantoché tu consideri il niqâb obbligatorio, ciò non ti permette di impedire a tua moglie di indossarlo, se non in caso di necessità. E quello che hai menzionato, riguardo alle difficoltà legate ad accompagnarla, perché ciò richiede da parte tua molto tempo: tutto ciò non è affatto una scusa [valida], né un motivo che ti permetta di trascurare il carattere obbligatorio che ritieni legato al niqâb. Ciò, poiché sei tu che sovvieni ai bisogni della tua famiglia, e sei responsabile di tua moglie e dei tuoi bambini, anche se [in qualche circostanza] questo ti sembri difficile.

Come nell’hadîth del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Ciascuno di voi è un pastore, e [ciascuno di voi] è responsabile del suo gregge. E l’uomo è il pastore della sua famiglia ed è responsabile [dei suoi membri]…” (riportato da Muslim). E le difficoltà di cui ti lamenti fanno parte delle tue responsabilità.

Non hai forse letto la parola di Allah (‘azza waJall) in cui Egli mette in guardia i nostri antenati – Adamo ed Eva – contro Satana, che li condurrà dalla dimora della felicità verso la dimora del supplizio:

“O Adamo, in verità quello è un nemico manifesto, per te e per la tua sposa. Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice” (Corano XX. Tâ-Hâ, 117)

Medita dunque la parola di Allah: “Bada a che non vi tragga, entrambi, fuori dal Paradiso, ché in tal caso saresti infelice”.

Nonostante (Adamo ed Eva) abbiano lasciato insieme quel mondo, la miseria e la difficoltà che fanno parte di questo basso mondo sono state attribuite all’uomo, perché egli è responsabile della sua famiglia, ed è suo dovere occuparsene, soddisfando i bisogni [dei suoi membri], nonostante le difficoltà che possa incontrare. Non deve dunque trascurare la loro protezione, che sia legata ad un motivo religioso o mondano.

E questa è la parola di shaykh al-Islâm Ibn Taymiyya (rahimahullah) che hai menzionato nella tua domanda, tratta dal libro: “Iqtida’ sirât al-mustaqîm mukhalafat ahl jahim (pag. 176-177)”: “L’opposizione ad essi – i miscredenti – non deve prodursi che una volta che la religione si sia manifestata apertamente, attraverso il jihâd, l’imposizione della jiziya e la loro umiliazione. E nei primi tempi [dell’Islâm], quando i musulmani erano deboli, non fu loro ordinato di opporsi [ai miscredenti], ma ciò divenne un ordine quando la religione fu resa perfettamente completa. Ed è per questo motivo che oggi, se il musulmano si trova in un dar al-harb [terra della guerra] o dar al-kufr [paese miscredente], ma non vi sia [effettivamente] una guerra in atto, allora egli non è obbligato a dissociarsi da loro nell’apparenza [modo di vestire] se ciò gli rechi pregiudizio. Al contrario, è raccomandato – al musulmano che viva nelle terre citate – somigliare loro talvolta esteriormente, se vi sia un beneficio in ciò per la sua religione, per chiamarli all’Islâm, per ottenere informazioni su di essi allo scopo di trasmetterle ai musulmani o per alleviare i danni da essi causati ai musulmani, o per qualsiasi altra ragione utile. Ma in una terra di Islâm e di emigrazione, in cui Allah abbia onorato la Sua religione, umiliato i miscredenti, e imposto loro la jiziya, in tal caso è permesso dissociarsi da loro” [fine della citazione].

Le sue parole sono chiare per quanto riguarda il modo in cui ci si dovrebbe opporre agli empi, evitando di imitarli. Sono state fissate le linee guida. Se la necessità, riguardante i profitti che si possano recare al jihâd, alla predica e altre cose simili, sia presente tra i musulmani, di conseguenza è permesso [al credente] evitare di indossare gli abiti specifici dei musulmani, portando ciò che normalmente portano i miscredenti. Dunque, questa opinione – dello shaykh Ibn Taymiyya – riguarda [soltanto] ciò. Ma non è permesso [al credente] spingersi più in là – nell’imitazione – trasgredendo i limiti imposti da Allah. Per esempio, non è permesso indossare ciò che sia specifico ai miscredenti, e sia un segno distintivo del loro shirk e della loro religione errata, come nel caso di colui che indossi una croce e ne sia soddisfatto.

Non è corretto, da parte tua, citare queste parole di shaykh al-Islâm legandole al tema del niqâb della donna musulmana, che tu ritieni obbligatorio, poiché aprire questo spiraglio significherebbe [poter ugualmente] abbandonare tutti gli altri atti obbligatori attraverso cui i musulmani si distinguono [dai miscredenti], come la preghiera, con la scusa di non opporsi agli infedeli nell’aspetto esteriore nella terra della guerra, e la nullità di tale ragionamento è ovvia e non richiede delucidazioni.

Ed è noto che se la donna musulmana volesse adeguarsi al loro aspetto esteriore e non opporsi loro, ai tempi nostri non sarebbe abbastanza scoprirsi il viso, ed ogni persona che viva in un paese miscredente sa bene che fa attualmente parte dei loro costumi esporre il proprio corpo comprese le parti intime, ed disfarsi completamente di ogni minimo aspetto che richiami la purezza o il pudore. [Tutto] ciò non è permesso alla musulmana. Dunque stai in guardia, nobile fratello, a non seguire le orme di Satana!

Perciò, le affermazioni di shaykh al-Islâm non hanno nulla a che fare con l’argomento trattato; ti dovresti invece richiamare al principio di necessità, che rende lecito ciò che [normalmente] è proibito. Ora, se tu ritenga che il niqâb possa recare pregiudizio a te o alla tua famiglia, e pensi che non possiate sopportare tale pregiudizio che i nemici rischiano di causare a te e alla tua sposa, allora l’oggetto potenzialmente dannoso può essere rimosso, ancor più se il carattere insopportabile aumenta. Ma [sappi] che la necessità è stimata secondo la gravità, dunque attenzione a non oltrepassare i limiti [imposti] da Allah con la scusa del [possibile] danno quando non vi sia [affatto] pericolo.

Quante donne musulmane nel tuo paese ancora indossano il loro niqâb, e sono [per ciò] disposte a rinunciare ai loro studi e a frequentare l’università, e altre cose che le persone abitualmente fanno, e attraverso questo tipo di sacrificio e fermezza la religione si rafforzerà e la sua gente sarà onorata e raggiungerà alti gradi. Ma se non pazienti, e non riesci a far fronte alla difficoltà, facendo infuriare i nemici col fatto di seguire ciò che è puro, aspirando ad essere casto in ciò che né i loro cuori, né le loro cattive maniere, né la loro democrazia possono sopportare: con cosa pensi di dare la vittoria alla tua religione, se non riesci a recarle vittoria attraverso queste cose che non richiedono né il dono della propria anima né quello del proprio sangue?!

E se per voi sia troppo difficile da sopportare, e tu sia in grado di emigrare con la tua famiglia verso un paese in cui non vi siano leggi restrittive per le musulmane e in cui essi [i miscredenti] non interferiscano nelle scelte relative all’abbigliamento, allora fuggi con la tua religione, la castità della tua famiglia e le norme d’abbigliamento islamico [hijâb] da questo paese che è retto da leggi identiche a quelle del popolo di Sodoma. Questo stesso popolo di Sodoma che disse a proposito di Lot e della sua famiglia:

“Cacciateli dalla vostra città! Sono persone che vogliono esser pure!”(Corano VII. Al-A’râf, 82).

E Allah (‘azza waJall) dice:

Chi emigra per la causa di Allah troverà sulla terra molti rifugi ampi e spaziosi (Corano IV. An-Nisâ’, 100)

Domando dunque ad Allah (‘azza waJall) di dare sollievo a te e a tua moglie, e ad ogni donna musulmana, e di accordarvi il Suo aiuto e la Sua protezione.

Che la pace e le benedizioni siano su Muhammad, la sua famiglia e i suoi compagni.

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