Il giudizio legale riguardante la partecipazione al processo elettorale in Egitto dopo la rivoluzione



بسم الله الرحمن الرحيم 
 السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

Domanda 4432

Qual è il giudizio legale riguardante la partecipazione al processo elettorale in Egitto dopo la rivoluzione?

Nobile shaykh,

As-salâmu ‘alaykum waRahmatullâhi waBarakatuHu,

Innanzitutto: che Allah la benedica e la renda proficuo per la Ummah dell’Islâm e i musulmani.

In secondo luogo, vorrei interrogare sua eminenza sul giudizio legale riguardante la partecipazione alle prossime elezioni che avranno luogo in Egitto. Parlo del fatto che alcuni mashâ’ikh noti qui in Egitto contano di presentare la loro candidatura per ottenere un seggio all’Assemblea del popolo (majlis ash-Sha’b) e al Consiglio consultivo (majlis ash-Shûrâ). Coloro che parlano di questi argomenti, sostengono che la situazione attualmente sia completamente diversa e che il paese abbia bisogno di questo tipo di rappresentanti (salafi) nella prospettiva che ciò costituisca il primo passo verso un governo islamico basato sulla hâkimiyya[1] della Shari‘ah.

In terzo luogo, ho saputo che uno dei sapienti salafi che sono qui [in Egitto] ha convocato i fratelli e li ha invitati a richiedere la carta elettorale, per contribuire al[la promozione del]la candidatura di alcune persone alle presidenziali. Mi sono perciò messo subito in contatto con uno dei fratelli vicini a questo shaykh per saperne di più, e il fratello mi ha confermato che lo shaykh li ha effettivamente invitati a ciò, allo scopo di respingere un male maggiore. Ho altresì saputo che alcuni sapienti avevano lo stesso punto di vista sull’argomento. Il fratello mi ha detto che i sapienti contavano rendersi conto di quale dei futuri candidati fosse più competente e meno nocivo all’Islâm e ai musulmani, per poi eleggerlo – non perché siano d’accordo con lui, ma partendo dal principio che il respingimento di un male maggiore è prioritario al guadagno di un beneficio.

In effetti, essi temono la crescita dei laici estremisti (abbastanza numerosi qui da noi) e temono altresì i cristiani, che hanno voluto procedere a cambiamenti radicali nella costituzione nel corso del[l’ultimo] referendum.

Ciò è permesso legalmente? E cosa siamo tenuti a fare, noi, nelle circostanze attuali?

Bisogna dire che ho posto tali domande allo shaykh Abû Bassîr atTartussî, il quale mi ha risposto che ciò non è permesso, ma la sua risposta è stata molto breve e concisa.

Spero di ricevere dei chiarimenti dettagliati da parte sua su questo argomento, affinché possiamo informare la gente attorno a noi, e perché possiamo rispondere ai nostri mashâ’ikh educatamente e con scienza.

Cosa siamo tenuti a fare attualmente? E come rispondere a coloro che prendono a pretesto la storia del Profeta Yûssuf (Giuseppe, pace su di lui) riguardante la hâkimiyya?

Che Allah la ricompensi nel bene e la benedica.

Firmato: aimn2

Risposta:

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona Misericordia

La Lode spetta ad Allah, il Signore dei mondi.

Pace e benedizioni sul Suo nobile Profeta, così come sulla sua famiglia e i suoi compagni.

Caro fratello,

Se i fratelli [di cui tu parli] sono seri nella loro volontà di soccorrere la religione di Allah e di stabilire la Sua legislazione, la prima cosa da fare è quella di aderire e di attenersi [rigorosamente] ai mezzi legali e permessi, allontanandosi dai mezzi proibiti che costituiscono dello shirk (atturûq ash-shirkiyya).

Infatti, dovrebbero ricordare la parola seguente del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam): “Chiunque introduca nel nostro affare (la religione) una cosa che non ne faccia parte, questa gli sarà allora rigettata”.

Che sappiano altresì che non si ottiene il tawhîd aiutandosi con lo shirk, né [si giunge a] un’obbedienza per mezzo di una disobbedienza. Allah è Buono e non può gradire altro che ciò che è buono. Così, il fatto di voler conciliare [l’utilizzo] di mezzi ignobili con la [volontà di raggiungere]degli obiettivi nobili è una delle peggiori contraddizioni.

Se la partecipazione al processo democratico ha lo scopo di soccorrere la religione di Allah, converrebbe a coloro che vi fanno appello di essere [innazitutto] sottomessi alla legislazione di Allah e assoggettati ai Suoi ordini e interdizioni. Ora, se essi si sottomettessero veramente alla legislazione di Allah, mai accetterebbero di partecipare a questa democrazia idolatrica (shirkiyya) che delega l’autorità del Giudizio ad altri che Allah e che conferisce il diritto [assoluto] di legislazione agli uomini [e non ad Allah].

[In verità], ogni persona che integri il processo democratico col pretesto di realizzare delle riforme, avrà di punto in bianco legittimato le costituzioni idolatriche, avrà divinizzato la volontà popolare e l’autorità della maggioranza, avrà accettato il ricorso al giudizio delle leggi fabbricate, concluso l’alleanza e rinnegato sulla base del nazionalismo, e accettato l’alternanza di potere con gli adepti delle ideologie laiche e atee. Pure, non vi sono danni più grandi di questi.

D’altra parte, non vi è alcuna divergenza tra la gente di scienza in quanto all’obbligo di respingere un danno, quando quest’ultimo risulti essere più grande di un beneficio [sperato].

Al-‘Izz ibn ‘Abd as-Salâm ha detto: “Quando benefìci e danni si incontrano ed è possibile realizzare i benefici respingendo al tempo stesso i danni, allora questo [è il procedimento che bisogna adottare], conformemente al comandamento di Allah riguardante questi due elementi. Allah dice:

فَاتَّقُوا اللَّهَ مَا اسْتَطَعْتُمْ

Temete Allah per quello che potete (Corano LXIV. At-Taghâbun, 16)

Ciò detto, quando si avveri impossibile realizzare entrambe [le cose] allo stesso tempo, ed il danno [rappresentato da una data azione] sia più grande dell’interesse [sperato attraverso di essa], occorre allora privilegiare il fatto di respingere il danno, senza preoccuparsi di non aver [potuto] realizzare l’interesse.

Allah dice:

يَسْأَلُونَكَ عَنِ الْخَمْرِ وَالْمَيْسِرِ ۖ قُلْ فِيهِمَا إِثْمٌ كَبِيرٌ وَمَنَافِعُ لِلنَّاسِ وَإِثْمُهُمَا أَكْبَرُ مِن نَّفْعِهِمَا ۗ

Ti chiedono del vino e del gioco d’azzardo. Di’: “In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio!” (Corano II. Al-Baqara, 219)

Allah ha proibito queste due cose, poiché i danni insiti in esse erano maggiori dei loro benefici; il vantaggio rappresentato dal vino è [il denaro guadagnato] tramite il suo commercio e il vantaggio rappresentato dal gioco d’azzardo è il denaro che il vincitore sottrae al perdente” (Qawâ’idu al-ahkâm fî masâlihi al-anâm 1/83).

In effetti, partecipare a un regime democratico è la stessa cosa che integrare un sistema idolatrico (nidhâm shrikî) e nessun danno è più grave di quello dello shirk. D’altra parte, lo shirk è un puro danno che non comporta il minimo beneficio.

Shaykh al-Islâm ha detto: “Lo shirk, il fatto di parlare a proposito di Allah senza conoscenza, le turpitudini apparenti e nascoste, così come l’ingiustizia, sono cose che non contengono alcun interesse” (al-Fatâwâ 14/476).

Ha detto anche: “Tra ciò che è illecito, figurano degli elementi che la legislazione ha formalmente vietato, senza permetterne alcunché, che sia per necessità o senza necessità, quali lo shirk, le turpitudini, il fatto di parlare di Allah senza conoscenza, così come la pura ingiustizia. Questi quattro elementi sono d’altronde citati nella Parola dell’Altissimo:

قُلْ إِنَّمَا حَرَّمَ رَبِّيَ الْفَوَاحِشَ مَا ظَهَرَ مِنْهَا وَمَا بَطَنَ وَالْإِثْمَ وَالْبَغْيَ بِغَيْرِ الْحَقِّ وَأَن تُشْرِكُوا بِاللَّهِ مَا لَمْ يُنَزِّلْ بِهِ سُلْطَانًا وَأَن تَقُولُوا عَلَى اللَّهِ مَا لَا تَعْلَمُونَ

Di’: “Il mio Signore ha vietato solo le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l’attribuire ad Allah consimili, a proposito dei quali [Egli] non ha concesso autorità alcuna e il dire contro Allah cose di cui non conoscete nulla” (Corano VII. Al-A‘râf, 33)

Queste cose sono vietate in tutte le legislazioni e tutti i Profeti hanno recato tali interdizioni senza permetterne alcunché, sotto alcun pretesto. D’altra parte, è in una sûra meccana che esse furono rivelate” (al-Fatâwâ 14/477).

Così, [la regola che stipula che] necessità rende lecito[2], non riguarda se non ciò che è altro dallo shirk. In quanto allo shirk e alla miscredenza (kufr), nulla permette di commetterli, se non la costrizione legale come la morte, la minaccia di morte e la tortura estrema che raggiunga il grado di insopportabilità.

Riguardo al tentativo di alcuni di argomentare con la storia di Yûsuf (‘alayhi-s-salâm), si tratta ivi di un capovolgimento della bilancia degli argomenti legali, tralasciando ciò che è chiaro (muhkam) a profitto di ciò che è equivoco (mutashâbih).

In effetti, le prove stipulanti la proibizione di ricorrere a un giudizio diverso da quello della legislazione di Allah e le prove che dimostrano la miscredenza di colui che legiferi in parallelo con Allah sono troppo numerose nel Corano per essere enumerate e troppo evidenti per essere occultate.

Non vi è nulla nella storia di Yûsuf (‘alayhi-s-salâm) che provi che egli avrebbe commesso un atto legalmente proibito; Allah ha invece lodato il suo giudizio e la sua azione, dicendo:

مَا كَانَ لِيَأْخُذَ أَخَاهُ فِي دِينِ الْمَلِكِ إِلَّا أَن يَشَاءَ اللَّهُ ۚ

ché altrimenti non avrebbe potuto trattenere suo fratello secondo il Dîn[3] del re, a meno che Allah non l’avesse voluto (Corano XII. Yûsuf, 76)

Inoltre, nel caso in cui [il contenuto] delle legislazioni precedenti contraddica la nostra legislazione, ciò significa che [questo aspetto] è stato abrogato dalla nostra.

L’imâm ash-Shâfi‘î (che Allah abbia misericordia di lui), secondo la narrazione più autentica riportata al suo riguardo, disse: “Le legislazioni precedenti confermate dalla nostra legislazione, non costituiscono una legislazione avente autorità per noi, salvo nel caso in cui esista un testo proveniente dalla nostra legislazione che stipuli legittimo per noi seguire una [prescrizione rivelata nelle legislazioni precedenti]”.

Infine, caro fratello, se desideri apprenderne di più, per refutare le ambiguità della gente sedotta (maftûnîn) dalla democrazia, ti raccomando vivamente la lettura dell’epistola intitolata “l’incoerenza dei democratici (tahâfutu ad-dimûqrâtiyyîn)”, scritta dallo shaykh AbdurRahmân ash-Shanqîtî; vi troverai ciò che ho citato, e maggiori dettagli ancora, ed essa è disponibile tra le pubblicazioni del Minbar.

E Allah è il più Sapiente.

La Lode spetta ad Allah, Signore dei mondi.

Abû al-Mundhir ash-Shanqîtî.

Che Allah ricompensi le sorelle Oum-Ishâq e Oum-Mou’âwiya.


[1] Ndt francese: Al-Hâkimiyya: si riferisce alla sovranità di Allah in materia di legislazione e di giudizio.

[2] Ndt francese: In arabo: Addarûrâtu tubîhu-l-mahdhûrât

[3] Ndt francese: La parola Dîn in questo versetto a compreso nel senso della legislazione, sistema del re, giustizia. Abbiamo preferito non tradurlo.

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