Cosa dicono i Salaf della Ummah riguardo la ribellione contro i governanti perversi, e ciò che ne pensano i Murji’a contemporanei


بسم الله الرحمن الرحيم 
 السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

 


Refutazione da parte di shaykh Abû Hafs al-Jazâ’iri di quanto dichiarato da ‘AbdulMalik Ramadani e ‘Abdul ‘Azîz Ar-Rayyis

‘Abdul ‘Azîz Ar-Rayyis ha detto, riguardo la ribellione contro i governanti perversi: “I Salaf sono unanimi riguardo la proibizione di ribellarsi contro il governante perverso, e [sono unanimi] nel considerare sviato colui che commetta tale azione”.

Risposta:

Questa è una grande menzogna.

L’Imâm Al-Qurtubi (rahimahullah) ha detto nel suo libro “Ahkâm Al-Qur’ân”: “Nel caso in cui l’Imâm (detentore dell’autorità), dopo che gli sia stato affidato il ruolo e dopo che l’alleanza sia stata conclusa, divenga perverso, allora la maggioranza dei sapienti è dell’opinione che la sua autorità diventi caduca e compiuta a causa della sua perversione manifesta e nota”.

Dov’è dunque la pretesa unanimità evocata da ‘Abdul ‘Azîz Ar-Rayyis? A chi dovremmo credere? Ad Al-Qurtubi o ad Ar-Rayyis??

Le seguenti parole di Ibn Hazm (rahimahullah) ci sveleranno fino a che punto questi pseudo-Salafi siano in realtà dei bugiardi.

L’Imâm Ibn Hazm, ben noto per la sua verifica minuziosa degli athar (parole dei Compagni e dei Successori) ha detto nella sua opera “Al-Fissal fi-l-Milali wa-n-Nihal”:  “Sguainare le spade [notate bene che in nessun caso fa allusione a una qualsiasi azione pacifica, qual è il caso delle manifestazioni attuali] al fine di ordinare il bene e di proibire il biasimevole è obbligatorio se il respingimento del male non può realizzarsi con altri mezzi.

Tale è l’opinione di ‘Alî ibn Abî Tâlib e di tutti i compagni. È anche l’opinione della Madre dei Credenti, ‘A’isha, di Talha e Az-Zubayr e di tutti i compagni insieme a loro; è il punto di vista di Mu’awiyah, di ‘Umar Ibnu-l-‘Ass, di Nu’man ibn Bashir e di altri tra i compagni, che Allah si compiaccia di tutti loro.

È l’opinione di ‘Abdullah ibn Az-Zubayr, di Muhammad ibn Hassan ibn ‘Alî, così come del resto dei Compagni tra gli Emigrati e gli Ausiliarii (Muhajirîn e Ansâr), coloro che erano presenti il giorno della canìcola.

È altresì il punto di vista di tutti coloro che sono insorti contro il perverso Al-Hajjaj ibn Yusuf, oltre che di compagni quali Anas ibn Malik, così come tutti gli eminenti Successori (Tabi’în), ed i Successori dei Successori (Tabi’ Tabi’în), poi di coloro che vennero in seguito, quali ‘Abdillah ibn ‘Abdil ‘Aziz ibn ‘Abdillah ibn ‘Umar, eppoi Muhammad ibn ‘Ajlan e coloro che si sollevarono al fianco di Muhammad ibn ‘Abdillah ibn Hassan e di Hashim ibn Bishr, di Matr Arrawwaq, e così pure di coloro che si drizzarono al fianco di Muhammad ibn ‘Abdillah.

È inoltre ciò per cui propendono le parole di giuristi come Abû Hanifa, Al-Hassan ibn ‘Ali, Sharik, l’Imâm Malik, l’Imâm Ash-Shafî’î, Dâwûd, così come i suoi compagni.

Tutti coloro che abbiamo evocato, predecessori e successori, hanno menzionato ciò nelle loro fatâwâ, oppure l’hanno messo in atto, sguainando le spade, condannando le cose biasimevoli che poterono constatare”.

Dove sarebbe, dunque, il preteso ijmâ’ (unanimità) evocato dal bugiardo Ar-Rayyis??

Ar-Rayyis considera forse tutte queste persone citate dall’Imâm Ibn Hazm come “sviate”??

Dobbiamo dunque concluderne che i Rawâfidh [Shi’iti, ndt] non sono i soli ad insultare i Compagni e a mentire a loro riguardo.

Si tratta, poi, di quello stesso ‘Abdul ‘Azîz Ar-Rayyis che ‘Abdul Malik Ramadani definisce nella sua fatwâ “combattente contro l’eresia e difensore assoluto della Sunnah”?…

Abbiamo appena letto le parole dei Sapienti riguardo il governante perverso; ecco ora cosa dicono a proposito del governante miscredente:

Ibn Taymiyya (rahimahullah) ha detto: “[In quanto a] colui che permetta che si segua una via diversa da quella dell’Islâm, è un dovere destituirlo. L’alleanza che gli sia stata prestata è caduca, è vietato obbedirgli, poiché in tal caso merita la definizione di miscredente”.

Ibn Hajar Al-‘Asqalani (rahimahullah) ha detto: “Vi è consenso nel dire che il governante è destituito per via della sua miscredenza. Incombe a ciascun musulmano attivarsi per destituirlo. Colui che sia in grado di farlo, si vedrà ricompensato; colui che collabori [col governante miscredente, ndt] è peccatore, e l’impotente – in quanto a lui – si trova nell’obbligo di emigrare da questa terra”.

Ibn Bâz stesso (rahimahullah) dichiara quanto segue in “Al-Wathiqatu-l-baziyah”: “Nel caso in cui il governante rifiuti di applicare la legge di Allah, diviene (allora) un dovere combatterlo, come accadde con coloro che rifiutarono di versare la Zakât al tempo di Abû Bakr (radiAllahu ‘anhu)”.

Chiediamo a ‘Abdul ‘Azîz Ar-Rayyis di mostrarsi la fonte, la prova da cui egli trae la sua pretesa unanimità – ijma’ – poiché, in caso contrario, lo accusiamo di aver insultato i Compagni, definendoli “sviati”, secondo il suo ragionamento.

Terminerò citando una parola di equità, una parola di scienza, quella dei Veri Uomini, i soldati di Ansâr al-Islâm in Iraq, [e più precisamente] il [loro] comitato legale: “Il governante contro cui non è permesso ribellarsi è colui che sia musulmano nella sua religione e nel suo essere, colui i cui atti manifestino l’Islâm, colui che governi con le Leggi di Allah nel suo regime e nella sua amministrazione, che faccia appello alla Sunnah nelle sue riflessioni intellettuali e nelle sue opinioni giuridiche. [In quanto al] governante che raggruppi tutte queste caratteristiche, Allah e il Suo Messaggero (sallAllahu ‘alayhi waSallam) hanno vietato ai musulmani di sollevarsi contro di lui. La Legge di Allah ha vietato di contendere al governante la sua autorità e di prestare giuramento a un’altra mano diversa dalla sua, quando in precedenza gli sia stata prestata alleanza. Chiunque si allontani dalla sua obbedienza e dalla sua alleanza, è un dissidente e un traditore.

Se il governante si dimostri ingiusto, tramite la sua persona o la sua autorità, nei confronti di un musulmano, incombe allora di consigliarlo e di migliorarlo. Invece, se egli persista nella sua ingiustizia, diviene allora permesso alle persone che siano al di sopra del disordine di sollevarsi contro di lui con la spada, per esercitare nei suoi confronti una pressione, ma senza l’intenzione di versare il suo sangue [poiché è pur sempre musulmano].

Lo scopo della rivolta è quello di destituirlo, di farlo dimettere dalle sue funzioni, unicamente per sostituirlo con un governante musulmano, giusto e degno di fiducia.

Nel caso in cui il governante governi con leggi diverse da quelle di Allah o apostati, la sua immunità scompare, la sua autorità non ha più ragione di essere, l’alleanza prestatagli è annullata e i musulmani non devono più dimostrarsi leali nei suoi confronti.

Se egli si opponga alla propria destituzione, facendosi forza di uomini e armi, incombe allora ai Sapienti della Sunnah di dichiarare nei suoi confronti il decreto che annunci la sua destituzione. Poi, spetta alla gente forte tra la gente della Sunnah mettere in pratica questo decreto e sostituirlo. In tal caso, il combattimento ha allora il solo scopo di ucciderlo. Inoltre, è formalmente proibito sostenerlo e sottomettersi alla sua autorità”.

Per concludere, vi citerò una parola di ‘Abdul Malik Ramadani, pronunciata dopo aver proibito le manifestazioni, e vi lascio giudicare da soli la gravità dei suoi propositi; vi lascio altresì paragonarla alle parole citate in precedenza:

“Quand’anche il governante fosse un miscredente, e lo Stato miscredente, manifestare contro di lui è vietato, poiché [si tratta] di un mezzo illecito”.

Ecco in quale decadenza si trovano i sapienti murji’a della nostra epoca.

 

Che Allah ricompensi grandemente fratello Abu Zubaydah per la traduzione francese, su cui ci siamo basati per la presente traduzione in italiano.

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