Avventura di una munaqqaba alla Questura di Bologna


Bismillah Al Rahman Al Rahim

alhamduliLlah ua assalatu ua assalamu ‘ala Rasuli Llah

Care sorelle fiLlah,
assalamu ‘alaikum ua rahmatu Llahi ua barakatuhu…

Nei giorni scorsi mi sono recata presso la Questura di Bologna di via Bovi Campeggi per il rinnovo del permesso di soggiorno. Appena entrata, i poliziotti hanno cominciato a confabulare fra loro (alhamduliLlah che la mia cara Nadia era con me che Allah Ta’ala la ricompensi) e dopo un po’ che ripetevano (per farmelo sentire): “Ma chissà chi ci sarà dietro?…”, un poliziotto mi ha chiesto di farmi riconoscere.

Al che, ho chiesto se fosse possibile essere risconosciuta da una donna, e subito la poliziotta al suo fianco mi ha interrotta: “Prego, si scopra che controllo”. Così, mi son fatta identificare da lei, stando sempre allo sportello in mezzo a tutti.

Il poliziotto ha poi cominciato a leggere la mia pratica, e la prima domanda che mi ha rivolto è stata: “Ma lei quanti anni ha?”.

E io: “Ventisei”.

Lui: “È sposata?”

Io: “No”.

Increduli, hanno accuratamente girato e rigirato tutti i documenti della mia pratica (in cerca di qualche irregolarità? Forse non potevano credere che una ragazza nubile indossasse il niqâb?).

Mentre aspettavo pazientemente, all’improvviso un impiegato che sedeva in un ufficio interno è saltato su cominciando ad urlare: “Signora!! Signora!!!!!”, facendo cenno a me. Sono andata a sentire cosa volesse chiedermi, e quello: “Ma lei capisce ITALIANO!!??”. “Sì, certo”. Spazientito, ha continuato, sempre urlando: “Guardi che non ci si può coprire il volto negli uffici di Polizia, in Tribunale e negli uffici pubblici, deve fare come la bambina [asserendo alla mia amica!], deve lasciare il viso scoperto!!!”.

Ho ribattuto: “Il mio avvocato mi ha detto diversamente”.

Tutto rosso, e sempre urlando, ha ribattuto: “Dica al suo avvocato di informarsi meglio, ora: o lei esce di qui, o si scopre il volto!!! Faccia lei!!!”.

Alhamdulillah, io mi sono voltata e me ne sono tornata allo sportello (ovviamente senza togliere il mio niqâb), e subhanallâh, Allah Ta’ala ha fatto sparire costui.

Una volta tornata allo sportello, mi hanno detto che la posta aveva perso il mio kit (!), per cui avrei dovuto rifotocopiare tutti i documenti e consegnarli di nuovo. Così, ho chiesto loro di poter tornare il giorno successivo, e mi hanno scritto sul foglio dell’appuntamento la nuova data, col timbro e tutto.

Il giorno successivo, avevo appuntamento per le 8.30, sono arrivata presto e ho aspettato leggendo il dhikr del mattino, in mezzo a una folla di stranieri più o meno accampati. Quando è arrivato il mio turno, il poliziotto cortesemente mi ha chiesto se volessi essere riconosciuta da una donna, e una volta ottenuto il mio assenso mi ha fatta entrare nell’ufficio di una sua collega che ha effettuato il riconoscimento, dopodiché sono tornata allo sportello.

Dopo aver sistemato tutti i documenti, è giunto il momento di prendermi le impronte, ma la macchinetta non funzionava subhanallâh, quindi l’impiegato mi ha chiesto di andare a far la fila da un altro suo collega.

Mentre aspettavo il mio nuovo turno, è arrivata una delle poliziotte e mi ha detto: “Mi pare di conoscerla già:ei non è Canadese, e ha una sorella…?”.

“Sì, sono io”.

“Ah, sì! Mi ricordo di lei… ma lei non veniva col burqa prima… Non lo sa che è passato di moda?”.

“Ma lo sa che invece sta tornando di moda?” [Se questi non sanno riconoscere le mode non è certo colpa mia! :) ].

Dopo un po’ questa è sparita, purtroppo sostituita da un’altra donna arrabbiata che ha cominciato a gridare: “Signora!! Signora!!!”. Io ho fatto finta di non capire che si stesse rivolgendo a me, finché non è arrivata proprio di fronte, e sempre urlando: “Signora, qui siamo in un posto di Polizia, si scopra il volto! Adesso!!!”.

Io non mi sono mossa e non ho detto niente, semplicemente la fissavo.

E lei ripeteva: “Lei se lo toglie! Adesso!! Forza!! Altrimenti non sta qui, non le facciamo i documenti!! Guardi che stavolta prendo dei provvedimenti, mando una lettera, perché queste cose non debbono andare avanti!! SÌ, MANDO UNA LETTERA ALLA SUA AMBASCIATA!!!”, ora urlava proprio forte, e vedendo che non mi scoprivo lo stesso la faccia, ha gridato ancora: “MI DIA IL PASSAPORTO!!!”.

Al che, gliel’ho dato, e vedendo la mia foto col semplice foulard, si è messa di nuovo ad urlare: “VEDI CHE QUI NON LO METTI!? Che non lo porti al tuo Paese e vuoi portarlo qui?!”.

Ho cercato di mantenere la calma per spiegarle: “No, guardi che io lo indosso dappertutto, solo nella foto sui documenti ho il volto scoperto”.

Lei: “Io ho chiesto ai centri islamici, e mi hanno detto che non vi obbligano a portarlo”.

“Infatti non mi obbliga nessun centro islamico, è una mia scelta per motivi religiosi”.

“Tu non lo porti per motivi religiosi!”.

“Sì che lo indosso per fede, è un atto di culto. Cosa ne sa lei della fede islamica?”.

Comunque questa signora molto educata non mi stava nemmeno ad ascoltare, scriveva e scriveva, e io aspettavo e aspettavo… Poi, all’improvviso mi ha dato il mio passaporto e se n’è andata, forse a scrivere all’Ambasciata Canadese?… Magari non sa che in Canada le sorelle munaqqabât non hanno alcun problema col Governo, lavorano persino nelle scuole elementari pubbliche, mashâ Allah…

Allahu Akbar, in quel momento è arrivato il poliziotto di prima, dicendomi: “Venga qui a prendere le impronte”. Appena finito, mi ha detto: “A posto così, può andare”. Che Allah lo guidi al bene, âmîn!

Allahu Akbar ualillahi-l-Hamd! Pensavo ormai di non riuscire più a prendere le impronte, e invece… Allahu Akbar!

Che Allah swt ci renda riconoscenti dei suoi doni e ci doni la gratitudine verso di lui.
Jazakunna Llahu khairan, vi voglio bene fiLlah

Wasalam
Ukhtukum Bushra

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