Il problema con l’ “Hijab alla moda”

 

Il problema con l’ “Hijab alla moda”

di Mahfuja Ahmed

 

 Mi piacerebbe rubarvi un minuto per parlare a proposito di questo trend dell’ “Hijab Fashion” e delle “Hijabi Fashionists” che attualmente è molto diffuso. Prima che qualcuno si metta subito sulla difensiva e si senta attaccata od aggredita, voglio chiarire che questo non riguarda il percorso “personale” di qualcuno, ma piuttosto i “percorsi pubblici” e di come essi influenzino le nostre giovani. Quindi nessuno sta giudicando nessun altro, né nessuno si sente più santa di nessun’altra, si tratta solo di qualcosa su cui riflettere insieme.

 

 

 

Recentemente mi è capitato di vedere spettacoli di moda/passerelle, donne musulmane che sfilano, ecc., dando rilievo alla “moda sobria” (modest fashion) nella quale l’idea è di andare incontro ai bisogni delle donne musulmane.

 

Io capisco perfettamente che le donne musulmane si dividano in moltissime categorie, quando si tratta di indossare l’Hijab nella sua integrità, e con questo non intendo soltanto il foulard sulla testa. Più in generale, capisco le difficoltà di indossare l’hijab (detto, fatto). Capisco tutti i processi mentali, esterni ed interni, prima di riuscire a prendere la decisione, finalmente, di indossare l’hijab. Capisco anche che si voglia apparire piacevoli e presentabili.

 

Quello che invece non accetto e non capisco è la categoria di donne che rifiutano completamente l’ordine. Il nostro abbigliamento e quel che abbiamo avuto l’ordine di indossare è chiarissimo, citato nel Corano e negli hadith. È accettabile che portiate avanti il vostro business, va bene anche che andiate incontro alle donne musulmane, dato che vi è un fiorente mercato, ma sento che da qualche parte, in tutto questo business e nel volersi fare un nome, la vera essenza e l’identità di una Musulmana si stanno perdendo dietro al make-up, alle facce ammiccanti e agli eccessi.

 

Vi sono così tanti problemi in questa era dell’Hijab alla moda nella quale stiamo vivendo. Eccone tre:

 

 

Il nostro abbigliamento viene commercializzato e noi lo stiamo accettando tranquillamente.

 

All’inizio era solo internamente, adesso lo è anche esternamente. Non abbiamo bisogno della Nike per promuovere il nostro hijab, non abbiamo bisogno che Debenhams approvi i nostri vestiti. Non abbiamo bisogno dell’approvazione o dell’avallo di nessuna azienda rinomata. Non ci stanno facendo un favore, non ci stanno “accettando”, loro stanno solo pensando ai loro affari e a come fare profitto. Quindi, per prima cosa, è importante che non cadiamo nella trappola di pensare che, finalmente, il mondo stia cominciando ad accettarci.

 

Le passerelle sono sobrie?

 

Quando le donne musulmane camminano su e giù nelle sfilate, sono presenti fotografi maschi, spettatori maschi, uomini che leggono e seguono gli spettacoli di moda nei notiziari; tutto questo non vanifica lo scopo stesso del hijab? Mentre noi ostentiamo i “vestiti modesti” col nostro corpo, veniamo guardate e riceviamo occhiate ammiccanti. Volti abbelliti, vestiti abbelliti, tutto ciò è veramente sobrio se pensiamo alla modestia nella sua interezza e non solo ad un pezzo di stoffa? Questo modo di pensare fa di me una estremista?

 

 

Si tratta veramente di un Hijab?

 

Vediamo donne blogger musulmane che inseriscono se stesse nella categoria delle ‘Hijabiste’ e, mentre si possono trovare in difficoltà per indossare l’hijab nella sua forma corretta, mostrano i capelli ed il collo: non è hijab e non dovrebbe mai venire incoraggiato come hijab. Quando queste blogger influenzano le nostre giovani ad indossare delle specie di “turbanti”, mostrano la loro awrah e ancora lo chiamano hijab, sicuramente noi dovremmo contestare tutto questo e non incoraggiarlo, quando queste blogger “lo fanno” e diventano “famose”.

 

Onestamente è una bella cosa vedere sorelle che eccellono e che si fanno un nome, ma a spese di una identità perduta?

 

Le donne musulmane stanno avendo una crisi di identità, cercando di trovarsi uno spazio tra il “mondo moderno” e l’Islam? Cosa stiamo facendo NOI per guidare le nostre giovani e cosa POSSIAMO fare per guidarle? Per garantire alle nostre giovani che non si debbano sentire come se avessero bisogno di una approvazione? Per garantire alle nostre giovani che stiano guardando nella direzione giusta, verso gli esempi migliori, come loro modello comportamentale?

 

Che Allah possa concederci di eccellere nella Sua Meravigliosa Religione, e possa perdonarci quando cadiamo in basso.

 

Fonte : http://ilmfeed.com/the-problem-with-hijab-fashion/

 

 

Traduzione a cura di Aisha Bravi

 

La religiosità formale

baik

‘Umar (r) chiese ai presenti se qualcuno conosceva una certa persona. Un uomo si alzò e disse:
– Io lo conosco, oh capo dei credenti.
– Sei il suo vicino? Di solito i vicini conoscono meglio i comportamenti gli uni degli altri.
– No!
– Hai viaggiato con lui che i viaggi svelano il carattere delle persone?
– No!
– Siete soci nel commercio? Avete trattato merci con dirham e dinari che il denaro svela la natura degli uomini?
– No!
– Forse l’hai visto in moschea che alzava la sua testa, s’inchinava e si prosternava?
– Sì!
Allora ‘Umar ibn al-khattab (r) gli disse:
– Siediti, in verità non lo conosci affatto.

‘Umar (r) sapeva che l’uomo può spogliarsi della religione uscendo dalla porta della moschea e indossare l’avidità di divorare il denaro di uno e di diffamare l’onore dell’altro …
Era cosciente che la barba può essere una maschera sotto la quale si nascondono tanti ladri e che il vestito nero può anche non contenere una donna virtuosa.
Sapeva che al-siwak può essere un cura-denti mentre si mangia la carne delle persone [con la calunnia].
Sapeva che la preghiera può dare un aspetto positivo al truffatore e il pellegrinaggio una veste sociale eminente per il vile.
Era consapevole (r) che la religiosità che non ha influenza sul comportamento è vuota.

L’Indonesia non fu conquistata dai guerrieri e dalle spade, ma dai comportamenti e dalla lealtà dei commercianti musulmani. Non usavano la religione per vendere le loro merci. Per questo stupivano tutta la gente.
Che bella religione!

La fede falsa è peggiore della miscredenza evidente. E entrambe sono abominevoli.
Le relazioni che abbiamo con gli altri sono la bilancia della vera religiosità.
Se le persone non distinguono fra il commerciante religioso e quello irreligioso, che utilità ha la religiosità?
Se la sposa non distingue la differenza fra lo sposo religioso e quello irreligioso, e viceversa, che merito ha la religiosità?
Se i genitori non distinguono la benevolenza del figlio religioso da quella dell’irreligioso, a cosa serva la religiosità?

È una disgrazia che il nostro pellegrinaggio sia racchiuso nei datteri e nell’acqua di Zamzam, nei tappetini per la preghiera prodotti in Cina e nei pranzi al Baik (*)
È una disgrazia che il nostro digiuno sia ridotto alla rottura con dolci tipici, datteri, latte e ai grandi piatti di cuscus nelle moschee.
È una disgrazia che le nostre preghiere diventino ‘ginnastica’ e non tocchino i nostri cuori.

Gli aspetti della religiosità sono senz’altro lodevoli, da curare e siamo fieri di aderire ad essa nella forma e nella sostanza.
Il difetto, tutto il difetto, è quello di aderire alla religione solo con l’apparenza ma senza il contenuto.
La religione che cambiò i pastori di greggi in capi di stato, non cambiò i loro aspetti ma di certo la loro interiorità sì.
Abu Jahl aveva la veste e il turbante, li metteva anche Abu Bakr (r).
La barba di Umayyah ibn Khalaf era lunga come quella di Abdullah ibn Mas’ud (r).
La spada di ‘Utbah era dello stesso metallo di quella di Khalid ibn al-Walid (r).
Gli aspetti erano simili ma i contenuti erano completamente diversi.
Questo è l’Islam, fratelli e sorelle.

Traduzione a cura di Islamiqra
Nota: Attenzione!!! io non sto dicedo a nessuno di trascurare la parte esteriore, di non avere la barba, di non portare il velo …

Interdiction du niqâb au Sénégal

Le Président du Sénégal, Macky Sall a justifié sa décision d’interdire le port du niqâb, en déclarant : « Le port du voile intégral ne correspond ni à notre culture, ni à nos traditions, ni même à notre conception de l’Islâm […] Nous ne pouvons accepter qu’on nous impose des modèles venus je ne sais d’où ». On pourrait se demander qui êtes-vous pour imposer à la femme musulmane sa façon de s’habiller ? Les Sénégalais ne sont pas stupides, Monsieur le Président ; ils savent parfaitement qu’un terroriste ne pourrait jamais au monde passer inaperçu, en se cachant derrière un niqâb au Sénégal. Mais je me demande plutôt : si le voile intégral est venu d’ailleurs comme vous dîtes, Monsieur le Président, que dire de votre costume cravate ? Ah oui, bien sûr, cela vient de votre Maître, le Colonisateur. Plus que jamais à son service, il ne vaut même pas vous le demander. Puisse Allah vous humilier comme Il a humilié vos prédécesseurs, qui ont vendu leur pauvre peuple à vil prix, amine ya Rabb !

Je vous dédie de tout mon cœur les mots d’un Musulman qui n’avait pas honte de sa religion, el-Hajj Malik el-Shabazz, qu’Allah l’ait en Sa miséricorde :

Siamo di Allah e a Lui facciamo ritorno

As-salamu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuHu.

Cari fratelli e sorelle della ummah italiana,

Leggo sul Corriere che nostra sorella Assunta (che Allah abbia misericordia di lei) è stata cremata. Pare le sia stata negata perfino salatu-l-janâza, la preghiera funebre.

Dicono che i suoi parenti abbiano chiesto alla parrocchia di celebrare messa, ma che la curia abbia rifiutato : «La donna si era convertita all’Islam, non possiamo dunque soddisfare questa richiesta». Che la signora fosse musulmana, pare dunque fosse cosa risaputa addirittura per la Chiesa. Tuttavia, la Ummah italiana sembra non se ne sia accorta. Subhanallah, tutti abbiamo visto la signora che, assillata dai giornalisti, dichiarava in diverse occasioni di essere musulmana, con lo hijâb sul capo.

I mafiosi del clan Casamonica hanno avuto più coraggio di noi, astaghfirullah, noi musulmani abbiamo paura anche di fare una preghiera per l’anima di una vecchia signora morta d’ingiustizia.

Ogni defunto musulmano ha dei diritti sulla comunità, tra questi vi è che si preghi su di lui. Questo è ciò che la giurisprudenza islamica chiama ‘fard kifâya’, un dovere collettivo della ummah. Se anche solo un piccolo gruppo di persone lo assolve, tutti gli altri ne sono esentati. Se, invece, nessuno se ne preoccupa, tutta la comunità è rea di non aver assolto a un obbligo, e risponderà di conseguenza nel Giorno in cui nessuno di noi potrà nascondere la testa sotto la sabbia.

Ma guardate la Misericordia dell’Islam :

‘Se un defunto fosse seppellito senza preghiera, si prega sulla sua tomba. Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) e i suoi compagni pregarono sulla tomba di una donna che si occupava della pulizia della moschea. Si può eseguire la salah per il morto anche se la salma non è presente, anche se essa si trova a una grande distanza. Il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui), che si trovava a Medina, pregò per il Negus, che era morto in Abissinia’ (La Via del Musulmano, di Abu Bakr Al-Djazairi, p. 313, trad. Hamza Roberto Piccardo).

Io chiedo in nome di Allah ai fratelli in Italia di mettersi in fila, foss’anche a casa loro in 4 gatti, e recitare per sorella Assunta la preghiera funebre dell’assente. Questo, secondo il mio umile parere, è davvero, ma davvero il minimo che possiamo fare per nostra sorella, che non abbiamo saputo difendere da viva. Da quello che sappiamo – e islamicamente ci è richiesto di giudicare da ciò che appare, ché il cuore lo conosce solo Allah – la signora Assunta era musulmana. Subhanallah era nostra sorella ! Abbiamo assistito all’arresto e all’ingiusta detenzione di due persone anziane che semplicemente volevano raggiungere la loro figlia, senza rendersi conto delle implicazioni della loro decisione. La signora Assunta chiedeva se avrebbe potuto portarsi il gatto, o se avrebbe avuto un giardino. L’hanno fatta morire di dolore, nell’oblìo della ummah. Ebbene, Allah non dimentica ; che Allah abbia misericordia di lei, perdoni i suoi peccati e le conceda nel Jannah quel giardino che non ha potuto avere in questo mondo, amin. Subhanallah, l’abbiamo dimenticata in vita, diamole il suo diritto almeno da morta. E che Allah ci perdoni, amin.

Barakallahu fikum.

Wa-s-salam

Vostra sorella Aisha.

(P.S. : Ogni commento inappropriato, che offenda la memoria della defunta, verrà immediatamente rimosso, insieme al suo autore. Grazie della comprensione.)

‘Ulûm al-Qur’ân – Un’introduzione alle scienze del Qur’ân

بسم الله الرحمان الرحيم

Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona Misericordia

 

INTRODUZIONE

Il Qur’ân contiene le rivelazioni di Allah, il Creatore, Colui che provvede nell’universo. È il messaggio che Allah rivolge all’essere umano e, perciò, esso è per noi della più grande importanza. Per cogliere correttamente un messaggio, l’individuo ha innanzitutto bisogno di comprendere esattamente il suo contenuto; per fare ciò, egli dovrebbe studiare il Qur’ân approfonditamente e in dettaglio. In effetti, vi sono persone che passano tutta la loro vita a studiare il Qur’ân, a leggerlo e a riflettervi, e man mano che crescono e si evolvono, fisicamente e spiritualmente, vi scoprono dei nuovi significati e implicazioni.

Inoltre, conoscenze particolari riguardo le circostanze che hanno circondato l’apparizione del messaggio sono pure necessarie per una comprensione totale del suo senso e delle sue implicazioni. Benché una parte di questa conoscenza speciale derivi dallo stesso Qur’ân, altri aspetti non possono essere accostati se non con uno studio e una ricerca più ampi e approfonditi.

I musulmani si sono, fin dall’inizio, dedicati non soltanto allo studio del messaggio rivelato da Allah – il Qur’ân – ma anche a quello del suo quadro e della sua struttura, così come a ciò che diventeranno in seguito le scienze o la conoscenza a proposito del Qur’ân, ossia Ulûm al-Qur’ân.

L’approccio più consono al Qur’ân, secondo il mio umile punto di vista, può essere condotto in tre tappe. Dovete:

– Prima di tutto, ricevere il messaggio del Qur’ân, attraverso l’ascolto o la lettura;

– In secondo luogo, comprenderlo attraverso la riflessione e lo studio dei suoi significati;

– In terzo luogo, applicarlo in modo da porre ordine nella vostra vita, così come in quella della società, conformemente al suo messaggio.

La branca del sapere, chiamata Ulûm al-Qur’ân, può essere un mezzo per compiere la seconda tappa, ossia quella di comprendere il messaggio del Qur’ân, cogliendone l’ambito e le circostanze.

Secondo una definizione generale, Ulûm al-Qur’ân[1] indica gli studi in rapporto col Libro delle rivelazioni inviate all’ultimo Profeta, Muhammad (sallAllahu calayhi waSallam), ossia:

– La sua rivelazione;

– La sua raccolta;

– Il suo ordine e sistemazione;

– La sua scrittura;

– Le informazioni relative alle ragioni e alle circostanze della rivelazione;

– Le informazioni su ciò che fu rivelato a Mecca o a Medina;

– Le informazioni sull’abrogazione e i versetti abrogati;

– Le informazioni a proposito dei versetti chiari o equivoci.

Il termine comprende anche gli studi che si riferiscono al Qur’ân, quali:

– La spiegazione dei versetti e dei passaggi da parte del Profeta stesso (sallAllahu calayhi waSallam) e dei suoi Compagni, dei loro successori e degli ultimi esegeti del Qur’ân;

– I metodi di spiegazione;

– Le opere degli esegeti più noti.

Il proposito di questo libro – come d’altra parte tutti Ulûm al-Qur’ân – consiste nel permettere una migliore comprensione del messaggio coranico, fornendo delle informazioni sul suo ambito, la sua struttura e le circostanze della sua rivelazione. Si tratta, in buona misura, di una relazione descrittiva del soggetto tradizionale di Ulûm al-Qur’ân. Alcune branche di Ulûm al-Qur’ân, quali le divisioni del testo, il suo stile, la sua forma letteraria, ecc. sono state brevemente affrontate, mentre altre, che sembravano più importanti, sono state trattate in maniera dettagliata. Alcuni argomenti riferentisi alla comprensione del testo (asbâb an-nuzûl, an-nâsikh wa-l-mansûkh, ecc.) in particolare sono stati affrontati più ampiamente, mentre altri, quali i sette ahruf, o la scrittura uthmanî, utili soltanto per i lettori aventi una conoscenza approfondita dell’arabo classico, sono stati introdotti senza essere elaborati.

Mi sono accontentato di presentare i punti di vista generalmente accettati sulle questioni e, allorquando il consenso non fosse evidente, ho fatto riferimento alle più importanti tra le opinioni divergenti. Benché mi sia fatto un’opinione personale su alcune questioni, il mio scopo principale in questa introduzione è stato quello di informare il lettore e non di guidarlo, più o meno apertamente, in direzione delle mie proprie conclusioni.

Un certo numero di questioni riguardanti lo studio del Qur’ân è stato oggetto di un’attenzione particolare, poiché questa introduzione a Ulûm al-Qur’ân è concepita per dei lettori specifici, in particolare i giovani musulmani che non abbiano avuto o abbiano un accesso limitato alle fonti originali sull’argomento. Ho quindi incluso diversi temi sviluppati in modo particolare per questi lettori, quali:

– Gli orientalisti e il Qur’ân;

– Le traduzioni del Qur’ân;

– Le interpretazioni moderne del Qur’ân;

– La lingua del Qur’ân;

– La lettura e la recitazione del Qur’ân.

In più, e in modo particolare per aiutare questi lettori, ho citato spesso degli esempi tipo per illustrare i diversi punti discussi, allo scopo di renderli più comprensibili.

Che quest’opera (a quanto ne sappia, la prima in lingua italiana) adempia al suo scopo e vi aiuti a cogliere meglio il messaggio del Qur’ân e ad applicarlo nella vostra vita, e che Allah accetti questo umile sforzo e perdoni gli eventuali errori ivi contenuti.

Ahmad Von Denffer

Leicester

Ramadan 1981/1401

[1] Sâbûnî, Muhammad Alî, At-tibyân fî ulûm al-Qur’ân, Beirut, 1970, p. 10.

 

Inshaa Allah potete scaricare la traduzione completa del libro, seguendo il link sottostante:

Ulûm al-Qur’ân – Ahmad Von Denffer

L’uomo che leggeva il libro al contrario

Man reading Qur'an

Mi ricordo della prima volta che vidi un Corano.

Ero una bambina, e prendevo il TGV con mia madre. Lei mi lasciava andare in giro, e io trotterellavo lungo i corridoi dei vagoni.

Da lontano, vidi un signore girare le pagine di un libro, in maniera sorprendente. Era un signore senegalese o maliano, con un qamîs blu. Mi avvicinai piano piano. Leggeva a mezza voce, girando le pagine da sinistra verso destra.

Gli dissi allora: “Signore, ma lei legge il libro al contrario!”.

Rise, mi sorrise, e rispose: “Questo Libro si chiama Corano, è scritto in arabo, e l’arabo si legge da destra verso sinistra, allora io giro le pagine così”, e dicendo ciò mi mostrò il senso.

Vorrei tanto rivedere quel signore, per dirgli: “Anch’io, sebbene debba ancora far progressi, leggo oggi il mio Libro al contrario!”.

Oum Houdayfa