Alhamdulillah! Shaykh Abu Imad torna libero!

السلام عليكم ورحمة الله وبركاته

 

09/05/2013

abu imad

Alle 10 di questa mattina Shaikh Abu Imad, arrestato nel 2010, è stato finalmente liberato e ora si trova in Egitto.

Shaikh Abu Imad è stato accolto a braccia aperte da un gruppo di persone che vedendolo non ha potuto non gridare ad alta voce “Allah Akbar”.

Si chiude così un capitolo nero della vita di Abu Imad e dell’(in)giustizia in Italia.

Usama El Santawy

 

http://ummah-news-italia.blogspot.it/2013/05/abu-imad-torna-libero.html

Lo spirito (rûh) e l’anima (nafs)

بسم الله الرحمن الرحيم

BLOG nafs mutmainna

Lo spirito (h) e l’anima (nafs)

Le opinioni divergono riguardo al sapere se l’anima e lo spirito siano due entità distinte, o se siano una sola e stessa realtà. La maggioranza [dei sapienti] sostiene che si tratti di due sinonimi per descrivere una stessa realtà, altri affermano che siano due nozioni differenti. In realtà, il termine nafs in arabo designa diverse cose, a seconda del contesto:

- In certi casi, questa parola designa effettivamente l’anima, come nella definizione di al-Jawharî che disse: “L’anima, è lo spirito (an-nafs huwa-r-rûh)”.

- Talvolta questo termine nafs designa il sangue, come nella parola profetica: “Se una bestia che non abbia sangue muore nell’acqua, non la rende impura”.

- In certi versi della poesia araba, designa il corpo nel suo insieme.

- Infine, nel Corano, questa parola esprime la persona, l’essere nella sua integrità, come in questo versetto:

يَوْمَ تَأْتِي كُلُّ نَفْسٍ تُجَادِلُ عَن نَّفْسِهَا وَتُوَفَّىٰ كُلُّ نَفْسٍ مَّا عَمِلَتْ

Il Giorno in cui ogni anima verrà a difendere se stessa, in cui ogni anima sarà compensata per quello che avrà operato (Corano XVI. An-Nahl, 111)

- O talvolta l’anima esclusivamente:

يَا أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ

ارْجِعِي إِلَىٰ رَبِّكِ رَاضِيَةً مَّرْضِيَّةً

O anima ormai acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta (Corano LXXXIX. Al-Fajr, 27-28)

وَالْمَلَائِكَةُ بَاسِطُو أَيْدِيهِمْ أَخْرِجُوا أَنفُسَكُمُ

Quando gli angeli stenderanno le mani su di loro [e diranno]: “Rigettate le vostre anime!” (Corano VI. Al-An’âm, 93)

In quanto al termine “h”, esso non può mai designare il corpo, né il corpo abitato dall’anima, ma esclusivamente l’anima. Nel Corano, può deisgnare la rivelazione stessa:

وَكَذَ‌ٰلِكَ أَوْحَيْنَا إِلَيْكَ رُوحًا مِّنْ أَمْرِنَا

Ed è così che ti abbiamo rivelato uno spirito (ar-rûh) [che procede] dal Nostro ordine (Corano XLII. Ash-Shûrâ, 52)

Così pure le rivelazioni in generale:

رَفِيعُ الدَّرَجَاتِ ذُو الْعَرْشِ يُلْقِي الرُّوحَ مِنْ أَمْرِهِ عَلَىٰ مَن يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ

Egli è Colui Che eleva ai livelli più alti, il Padrone del Trono. Invia il Suo Spirito (h) emanante dal Suo ordine su chi vuole tra i Suoi servi (Corano XL. Ghâfir, 15)

يُنَزِّلُ الْمَلَائِكَةَ بِالرُّوحِ مِنْ أَمْرِهِ عَلَىٰ مَن يَشَاءُ مِنْ عِبَادِهِ أَنْ أَنذِرُوا أَنَّهُ لَا إِلَـٰهَ إِلَّا أَنَا فَاتَّقُونِ

Per ordine Suo scendono gli angeli con la Rivelazione (h), su chi Egli vuole tra i Suoi servi: “Ammonite [le genti] che non c’è altro dio all’infuori di Me. TemeteMi dunque” (Corano XVI. An-Nahl, 2)

La Rivelazione è chiamata “h” per esprimere tutta la potenza vitale che essa procura agli esseri. In effetti, l’esistenza non avrebbe alcun interesse se la Rivelazione non giungesse a risvegliare gli uomini.

Per quanto riguarda l’anima degli uomini (h), è nominata così poiché essa “anima” i corpi e dà loro la vita. La parola “vento” in arabo (h), che appartiene alla stessa famiglia semantica, evoca pure la vita, poiché permette l’impollinazione dei vegetali.

La sola differenza tra lo spirito (h) e l’anima (nafs) è una differenza a livello descrittivo, e non una differenza nell’essenza. Il sangue è stato talvolta chiamato “nafs”, poiché la perdita di sangue può comportare la morte, dunque la perdita dello spirito (h). Inoltre, il corpo ha bisogno del sangue per vivere, così come ha bisogno di un’anima.

L’anima differente dallo spirito?

Alcuni esperti della scienza relativa agli Ahâdîth e di giurisprudenza, così come certi sufi, hanno affermato che “spirito, h” e “anima, nafs” costituissero due realtà distinte.

Muqâtil ibn Sulaymân ha detto: “L’uomo racchiude un’anima, uno spirito e una potenza vitale. Quando si addormenta, la sua anima che gli permette di ragionare esce dal corpo senza separarsene totalmente. Si muove come un cavo, sempre collegato alla sua base. L’anima può allora vedere delle cose in sogno, mentre la vitalità e lo spirito restano presenti nel corpo, permettendogli di girarsi e di respirare. Se il corpo è scosso, l’anima rientra in un istante. Se Allah (subhânaHu waTa’âlâ) desidera far morire questa persona, trattiene la sua anima”.

Muqâtil ha detto d’altra parte: “Quando la persona dorme, la sua anima esce e si eleva, fino a raccogliere la visione (ru’ya). Torna poi nel corpo per informarne lo spirito”.

Abû ‘Abdullâh ibn Mundih ha detto: “Alcuni pensano che il nafs sia di natura terrestre, mentre il rûh sia luminoso e celestiale. Altri hanno detto il contrario, che l’anima (nafs) è di natura divina e lo spirito (h) di natura umana, e che la prova di questa vita consiste nel trovare l’equilibrio malgrado la contraddizione tra queste due nature”.

Degli esperti di racconti autentici (ahl al-athâr) affermano che anima e spirito sono diversi. Il nafs sarebbe l’espressione della personalità, delle cattive inclinazioni, delle passioni e dei desideri carnali; costituirebbe il peggior nemico degli esseri umani, poiché attratto in permanenza dalla vita terrestre e dai piaceri mondani. Lo spirito (h) al contrario sarebbe attratto dalle cose celesti e dalla vita eterna. Mentre il nafs è soggetto ai demoni, il h è guidato dagli angeli.

Altri si sono spinti oltre, affermando che il h è una particella di luce divina, e che se si purifica con le opere buone, ritornerà a questa luce.

Infine, alcuni si astengono da ogni commento a questo proposito, ritenendo che Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha dissimulato agli uomini la vera natura delle cose.

L’uomo ha molteplici anime?

Molte persone affermano che l’uomo è abitato da molteplici anime: un’anima acquietata, un’anima penitente e un’anima peccatrice. Ciascuno, poi, attribuisce ad una di queste tre anime un ruolo preponderante sulle altre. Costoro si basano sui diversi versetti del Corano che forniscono delle descrizioni particolari delle anime:

 

يَا أَيَّتُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ

O anima ormai acquietata… (Corano LXXXIX. Al-Fajr, 27-28)

وَلَا أُقْسِمُ بِالنَّفْسِ اللَّوَّامَةِ

No, lo giuro per l’anima in preda al rimorso (Corano LXXV. Al-Qiyâma, 2)

 إِنَّ النَّفْسَ لَأَمَّارَةٌ بِالسُّوءِ

In verità, l’anima è propensa al male (Corano XII. Yûsuf, 53)

In realtà, l’esame approfondito di questi versetti prova che si tratta qui di una sola anima, descritta attraverso differenti attributi. La prima è chiamata “acquietata” in relazione alla gioia che prova in conseguenza del suo amore e della sua adorazione di Allah (subhânaHu waTa’âlâ), poiché in verità l’amore esclusivo di Dio permette di raggiungere questo stato di beatitudine. Il devoto è allora cosciente della presenza di Dio in ogni momento, come se Egli fosse al suo fianco, e come se egli sentisse tramite Lui, vedesse tramite Lui… si può godere di questo stato soltanto moltiplicando le invocazioni (il ricordo di Allah, dhikr) e recitando la parola divina (il Corano):

الَّذِينَ آمَنُوا وَتَطْمَئِنُّ قُلُوبُهُم بِذِكْرِ اللَّهِ ۗ أَلَا بِذِكْرِ اللَّهِ تَطْمَئِنُّ الْقُلُوبُ

Coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Allah. In verità, i cuori si rasserenano al Ricordo di Allah (Corano XIII. Ar-Ra’d, 28)

 

1 – L’appagamento dell’anima

Vi è prima di tutto l’appagamento che deriva dalla fede. Il credente prende coscienza del Destino e accetta dunque gli avvenimenti, comprese le disgrazie che lo colgono, poiché sa che si tratta della volontà divina per metterlo alla prova, e si rende conto del fatto che gli sarebbe impossibile evitare tali sventure o resistervi. Si rassegna dunque, soddisfatto di questa realtà. Di conseguenza, non esulta per i favori che ottiene, né si allarma per i disastri:

مَا أَصَابَ مِن مُّصِيبَةٍ فِي الْأَرْضِ وَلَا فِي أَنفُسِكُمْ إِلَّا فِي كِتَابٍ مِّن قَبْلِ أَن نَّبْرَأَهَا ۚ إِنَّ ذَ‌ٰلِكَ عَلَى اللَّهِ يَسِيرٌ

لِّكَيْلَا تَأْسَوْا عَلَىٰ مَا فَاتَكُمْ وَلَا تَفْرَحُوا بِمَا آتَاكُمْ ۗوَاللَّهُ لَا يُحِبُّ كُلَّ مُخْتَالٍ فَخُورٍ

Non sopravviene sventura né alla terra né a voi stessi, che già non sia scritta in un Libro prima ancora che [Noi] la produciamo; in verità ciò è facile per Allah. E ciò affinché non abbiate a disperarvi per quello che vi sfugge e non esultiate per ciò che vi è stato concesso. Allah non ama i superbi vanagloriosi (Corano LVII. Al-Hadîd, 22-23)

Questo appagamento della fede proviene dunque da una conoscenza degli attributi divini e delle loro implicazioni nell’andamento del mondo. Si tratta perciò di un grado superiore alla conoscenza pura.

Poi, esiste l’appagamento dell’eccellenza della fede (ihsân) che corrisponde ad una devozione assoluta per Allah. Il credente non osa più, allora, manifestare alcuna volontà prima che sia evidente quella di Allah (subhânaHu waTa’âlâ), e si sforza di non soccombere alla seppur minima tentazione. Fugge le contrarietà dei peccati e delle deviazioni, per la dolcezza del pentimento sincero. L’anima, in realtà, non può gustare il vero appagamento senza pentirsi totalmente.

 

2 – L’appagamento e l’equilibrio degli organi

È una verità innegabile che conviene ricordare. Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha decretato per ciascun organo del corpo un equilibrio, un punto di perfezione. La persona non può provare l’appagamento senza che le sue membra e i suoi organi abbiano raggiunto questa perfezione. Per esempio, gli occhi non sono perfetti senza la vista, le orecchie senza l’udito… se tutti questi organi perdono la forza vitale che li anima, ciò comporta una mancanza, un difetto di cui patisce l’individuo.

Per quanto riguarda il cuore, Allah (subhânaHu waTa’âlâ) ha stabilito il suo stato di perfezione, il suo equilibrio attraverso la conoscenza e l’amore di Allah, così come il pentimento e la consapevolezza della Sua Presenza. Se il cuore non prova tutte queste disposizioni spirituali, soffre di disturbi della personalità e di contrarietà, come l’occhio che abbia perduto le sue facoltà.

3 – I fattori dell’appagamento dell’anima

Quando l’anima si sbarazza del dubbio e dell’ignoranza per rivestirsi della fede e della conoscenza, quando si sbarazza del tradimento per incamminarsi sulla via del pentimento, e nel momento in cui abbandona l’ostentazione per abbracciare la devozione autentica, sperimenta allora l’appagamento.

L’elemento fondamentale che permetterà all’anima di farne esperienza è il “risveglio dello spirito”, poiché chiunque si dimostri ignaro dell’incontro col suo Signore (subhânaHu waTa’âlâ) e non prepari nulla per la sua partenza per l’altro mondo, questi è in uno stato peggiore del sonno.

La persona che ragioni conosce precisamente la promessa di Dio (subhânaHu waTa’âlâ) e le Sue minacce, così come conosce le Sue leggi e i Suoi divieti. Tuttavia, il sonno del cuore gli impedisce di rendersi conto della gravità di tutte queste cose. Questa lunga disattenzione la distoglie dalla verità e la fa affondare nei peccati e nelle tentazioni.

Se questa persona si riabbia ed ascolti le esortazioni che provengono dal suo cuore, un’idea luminosa l’attraversi, e prenda coscienza improvvisamente delle ragioni per cui fu creata, vedrà la limitatezza della vita terrestre e l’inutile dispendio di energia speso nel far fruttificare i beni di questo mondo. La sua anima allora esclamerà:

يَا حَسْرَتَا عَلَىٰ مَا فَرَّطتُ فِي جَنبِ اللَّهِ وَإِن كُنتُ لَمِنَ السَّاخِرِينَ

“Ahimè, quanto sono stata negligente nei confronti di Allah! Certo sono stato fra coloro che schernivano” (Corano XXXIX. Az-Zumar, 56)

Questo risveglio permetterà all’essere di rendersi conto dei benefìci di cui Allah (subhânaHu waTa’âlâ) l’ha ricoperto, dal momento della sua gestazione nel ventre materno fino alla piena maturità che gli permette di agire e di operare notte e giorno. Poi si renderà conto dell’impossibilità per lui di rispondere a questi benefìci, talmente sono grandi, e del fatto che solo il perdono e la misericordia di Dio gli permetteranno di ottenere la salvezza.

Questa coscienza della finitezza della vita e del suo carattere effimero lo condurrà dunque naturalmente a sforzarsi di compiere le buone azioni e a riformare il suo comportamento, a pentirsi e ad intraprendere una rimessa in questione della sua persona. Ecco i primi passi di un’anima acquietata.

4 – L’anima in preda al rimorso

L’anima in preda al rimorso è quella per cui Allah (subhânaHu waTa’âlâ) giura nel versetto:

وَلَا أُقْسِمُ بِالنَّفْسِ اللَّوَّامَةِ

No, lo giuro per l’anima in preda al rimorso (Corano LXXV. Al-Qiyâma, 2)

Alcuni interpretano questo versetto come descrivente lo stato delle anime instabili ed esitanti, basandosi su una delle definizioni del termine coranico “lawwâma”. Ecco uno dei segni di Allah, che ha creato quest’anima mutevole e incostante, che vede i suoi umori alternarsi ad ogni istante. Eccola un tempo ricordarsi di Dio e un tempo dimenticarLo, un momento essere in collera e più tardi placarsi…

Alcuni ritengono che questo versetto descriva le anime credenti, che sono sempre in preda al rimorso, rimettendo in questione le loro azioni. Hasan al-Basrî diceva in effetti che il credente è sempre pronto a dubitare delle sue azioni e del loro valore. Altri, al contrario, hanno affermato che si trattasse dell’anima credente ma peccatrice, che rimpiange le sue iniquità e rimprovera sé stessa.

Un’altra interpretazione del versetto attribuisce questa descrizione a tutte le anime, buone o cattive. Le anime credenti, è vero, rimpiangono le loro iniquità, ma pure le anime depravate rimpiangono in questa vita di non aver potuto soddisfare tutti i loro desideri. Infine, un’ultima interpretazione situa il rimprovero delle anime nel Giorno del Giudizio, quando le anime criminali rimpiangeranno le loro ignominie e le anime pie rimpiangeranno di non aver agito abbastanza bene.

Tutte queste interpretazioni hanno una parte di vero, e non sono assolutamente in contraddizione le une con le altre, poiché tutti questi significati sono compresi nel termine coranico “lawwâma”. Ma in senso più lato, le anime più nobili sono quelle che faranno autocritica nonostante la loro fedeltà ai comandamenti divini e che sopporteranno i rimproveri degli ingiusti senza prenderli in considerazione. Tale è l’anima che non dovrà subire i rimproveri del Signore.

5 – L’anima propensa al male

Quest’ultima categoria di anima è soggetta all’obbrobrio, poiché incita a commettere il male. In realtà, si tratta di una delle inclinazioni naturali dell’uomo, di cui i credenti non possono sbarazzarsi che con l’aiuto di Allah (subhânaHu waTa’âlâ) e la Sua mansuetudine:

وَمَا أُبَرِّئُ نَفْسِي ۚ إِنَّ النَّفْسَ لَأَمَّارَةٌ بِالسُّوءِ إِلَّا مَا رَحِمَ رَبِّي ۚ إِنَّ رَبِّي غَفُورٌ رَّحِيمٌ

Non voglio assolvere me stesso! In verità, l’anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]. In verità, il mio Signore è perdonatore, misericordioso (Corano XII. Yûsuf, 53)

يَا أَيُّهَا الَّذِينَ آمَنُوا لَا تَتَّبِعُوا خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ ۚوَمَن يَتَّبِعْ خُطُوَاتِ الشَّيْطَانِ فَإِنَّهُ يَأْمُرُ بِالْفَحْشَاءِ وَالْمُنكَرِ ۚ وَلَوْلَا فَضْلُ اللَّهِ عَلَيْكُمْ وَرَحْمَتُهُ مَا زَكَىٰ مِنكُم مِّنْ أَحَدٍ أَبَدًا

O voi che credete, non seguite le tracce di Satana. A chi segue le tracce di Satana egli comanda scandalo e disonore. Se non fosse per la grazia di Allah nei vostri confronti e la Sua misericordia, nessuno di voi sarebbe mai puro (Corano XXIV. An-Nûr, 21)

Ed è così che Allah (subhânaHu waTa’âlâ) Si rivolge all’essere più puro della Sua creazione:

وَلَوْلَا أَن ثَبَّتْنَاكَ لَقَدْ كِدتَّ تَرْكَنُ إِلَيْهِمْ شَيْئًا قَلِيلًا

E se non ti avessimo rafforzato, avresti inclinato un po’ verso di loro (Corano XVII. Al-Isrâ’, 74)

Poi Allah (subhânaHu waTacâlâ) insegnò pure al Suo Profeta (sallAllahu calayhi waSallam) in occasione del sermone del pellegrinaggio: “La lode appartiene ad Allah, noi Lo lodiamo e Gli chiediamo soccorso; Lo supplichiamo di perdonarci e cerchiamo presso di Lui rifugio contro il male delle nostre anime e contro le iniquità del nostro corpo. Poiché colui che Allah guidi, nessuno potrà sviarlo. E colui che Allah svii, nessuno potrà [mai] guidarlo” [At-Tirmidhî, 1105].

Ne deduciamo che l’ego contiene tutto questo potenziale di male nell’essere umano, che lo spinge a commettere delle iniquità. Supplichiamo dunque Allah (subhânaHu waTa’âlâ) di risparmiarci dalle cattive inclinazioni della nostra anima.

Allah l’Altissimo, così, mette alla prova l’uomo, riunendo in lui diverse inclinazioni, che però non sono altro che i molteplici aspetti di una sola anima. Talvolta l’anima è peccatrice, talvolta è pronta a pentirsi, e talvolta eccola acquietata. Questo stato di quiete è il suo più alto grado di perfezione. Allah (subhânaHu waTa’âlâ) sostiene l’anima acquietata con numerosi mezzi, in particolare attraverso un angelo che diviene il suo compagno di vita (qarîn). Quest’angelo ispira all’anima delle esortazioni, gli rende manifesta tutta l’abiezione dei suoi peccati e la incita a compiere ancora più buone azioni. La sostiene altresì attraverso tutte le parole del Corano e le invocazioni che questa conosce. Man mano che quest’anima acquietata si rafforza, può combattere con più facilità le sue cattive inclinazioni e la sua natura maligna.

L’anima peccatrice, al contrario, non ha che Satana per compagno. Egli incita quest’anima al male, alle iniquità, a distogliersi dalla verità per sprofondare nelle speranze illusorie di questa vita. E quando l’individuo dà libero sfogo alle sue inclinazioni maligne, queste ultime investono la sua anima e il suo cuore, invadendo i suoi bastioni, così come un nemico sul territorio conquistato. Satana assume allora il controllo della sua anima e la dirige a suo piacimento.

Insomma, l’angelo è il compagno dell’anima integra e Satana il compagno dell’anima infame. È riportato che il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Satana controlla un lato dell’umanità e un angelo ne controlla un’altra. Il gruppo di Satana si compiace del male e rinnega il messaggio rivelato, mentre il gruppo dell’angelo compie il bene e aderisce alla rivelazione. Colui che si trovi nella seconda categoria, che ringrazi Allah (subhânaHu waTa’âlâ), poiché è affiliato ai Suoi alleati, e colui che si trovi nella prima categoria, che chieda soccorso ad Allah contro Satana il lapidato”. Poi il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) recitò il versetto:

الشَّيْطَانُ يَعِدُكُمُ الْفَقْرَ وَيَأْمُرُكُم بِالْفَحْشَاءِ

Satana vi minaccia di povertà e vi ordina l’immoralità… (Corano II. Al-Baqara, 268)

[At-Tirmidhî, 2988]

Tratto da:

 “L’anima dopo la morte (ar-Rûh ba’da-l-mawt)”

Dell’ Imâm Ibn Qayyim al-Jawziyya (rahimahullâh)

 

Inshaa Allah potete scaricare il pdf di questo testo, cliccando sul link sottostante:

Lo spirito e l’anima – ibn Qayyim

 

Le Basi del Tawhîd – Dr. Abu Ameenah Bilal Philips


بسم الله الرحمن الرحيم
Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona misericordia

È noto a tutti che il Tawhîd costituisce il fondamento dell’Islâm e che il suo significato è espresso senza equivoco nella formula “Lâ ilâha illâ Allâh” (non vi è divinità all’infuori di Allah), la quale attesta che non vi è che un vero Dio, che Lui soltanto è degno di essere adorato. Questa formula, in apparenza semplice, traccia una linea di confine chiara tra l’Îmân (vera fede in Dio) e il Kufr (miscredenza), secondo i princìpi dell’Islâm. È a causa di questo princìpio del Tawhîd che la fede islamica in Dio è considerata come unitaria, e che l’Islâm, così come il Giudaismo e il Cristianesimo, è considerato come facente parte delle religioni monoteiste nel mondo. Tuttavia, secondo il princìpio islamico dell’unicità di Dio (Tawhîd), il Cristianesimo è classificato come politeismo e il Giudaismo come una forma sottile d’idolatria.

Così, il princìpio del Tawhîd è abbastanza profondo e deve essere oggetto di maggiori chiarimenti da parte degli stessi musulmani. Questo punto è illustrato in modo eclatante dal fatto che alcuni musulmani come Ibn ‘Arabi[1] compresero che il Tawhîd volesse dire che Allah è tutto e che tutto è Allah, e che non vi fosse che una sola realtà: Allah. Tuttavia, queste dottrine sono classificate dalla maggioranza dei musulmani come panteiste, e – di conseguenza – come Kufr. Altri musulmani, come i Mu’taziliti[2], pensarono che il Tawhîd consistesse nel privare Allah di tutti i Suoi attributi, affermando che Egli è presente dovunque e in ogni cosa. Però, queste idee sono state anch’esse rigettate dall’Islâm “ortodosso” e sono considerate eretiche. In effetti, il Tawhîd costituisce il punto di divergenza essenziale che ha portato la maggior parte delle sette eretiche a distaccarsi dal corpo dell’Islâm, dall’epoca del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) fino ai giorni nostri.

Tutti coloro che hanno lavorato alla distruzione dell’Islâm e allo sviamento di coloro che lo praticano hanno prima di tutto tentato di neutralizzare il princìpio del Tawhîd, poiché esso rappresenta l’essenza stessa del messaggio divino dell’Islâm, che è stato proposto da tutti i profeti. Essi hanno introdotto a proposito di Allah dei concetti del tutto estranei all’Islâm; dei concetti concepiti per sviare gli individui dal culto unico di Allah. Una volta che la gente accetti queste filosofie pagane a proposito di Dio, le persone divengono più facilmente permeabili ad una moltitudine di idee devianti che conducono coloro che ne siano persuasi, a più o meno lungo termine, a votare un culto a delle creature qualsiasi, con la pretesa di un’adorazione veridica di Dio.

Il Profeta stesso (pace e benedizioni di Allah su di lui) mise vivamente in guardia i musulmani contro tali deviazioni, di cui erano state vittime le nazioni precedenti. Li incoraggiò a seguire fedelmente la vita che aveva egli stesso tracciato. Un giorno, mentre era seduto coi suoi Compagni, tracciò una linea dritta al suolo, poi una serie di linee parallele, divergenti sui due lati, a partire dalla linea centrale. Quando i suoi Compagni gli chiesero che cosa rappresentassero, egli indicò loro le linee biforcanti a destra e a sinistra, dicendo loro che esse rappresentavano i varii sentieri conducenti alla deviazione in questa vita, poi continuò dicendo che ad ogni incrocio un diavolo invitava la gente a percorrere quel sentiero. Dopo, mostrò la linea centrale e disse loro che essa rappresentava il cammino di Allah. Quando i suoi Compagni gli domandarono maggiori chiarimenti, disse loro che si trattava del suo cammino, e recitò:

وَأَنَّ هَـٰذَا صِرَاطِي مُسْتَقِيمًا فَاتَّبِعُوهُ ۖ وَلَا تَتَّبِعُوا السُّبُلَ فَتَفَرَّقَ بِكُمْ عَن سَبِيلِهِ ۚ

In verità, questa è la Mia retta via: seguitela e non seguite i sentieri che vi allontanerebbero dalla Sua Via (Corano VI. Al-An’âm, 153)[3]

Perciò, comprendere il Tawhîd nella stessa maniera del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) e dei suoi Compagni riveste un’importanza capitale. Altrimenti, ci si può facilmente ritrovare su una sentiero di sviamento, pur sostenendo di appicare il Tawhîd, e ciò, anche se si compia la preghiera, si paghi la Zakât (elemosina legale), si pratichi il digiuno e si compia l’Hajj (pellegrinaggio). Allah, il più Saggio, fa riferimento a questo fenomeno quando dice, nel Corano:

وَمَا يُؤْمِنُ أَكْثَرُهُم بِاللَّهِ إِلَّا وَهُم مُّشْرِكُونَ

La maggior parte di loro non crede in Allah, se non attribuendoGli associati (Corano XII. Yûsuf, 106)

Tuttavia, il numero di libri scritti in lingua inglese a proposito della Salât (orazione formale), della Zakât, del Sawm (digiuno) e dell’Hajj, o a proposito dei sistemi economico e politico nell’Islâm, supera di parecchio il numero di scritti e opuscoli trattanti il Tawhîd. Ciò può condurre il lettore o la lettrice occidentali a pensare che il Tawhîd sia un tema secondario nell’Islâm. Questa prima impressione si trova d’altra parte rafforzata quando si leggano dei libri più dettagliati sull’Islâm, e nei quali il Tawhîd è spesso spiegato con trascuratezza in una mezza paginetta, mentre il resto del libro tratta nei dettagli gli altri pilastri dell’Islâm. Tuttavia, il Tawhîd costituisce il fondamento stesso dell’Islâm su cui si appoggiano tutti gli altri pilastri e princìpi. Se il nostro Tawhîd non è conforme a ciò che dovrebbe essere, il resto del nostro Islâm non è che una serie di rituali pagani. Di conseguenza, l’argomento del Tawhîd dovrebbe ispirare molto di più gli autori e i traduttori, allo scopo di colmare il vuoto esistente e di correggere le idee spesso errate che ne derivano, sia tra i musulmani che tra i non musulmani.

La presente opera rappresenta un umile tentativo di dotare i lettori anglofoni di un’analisi di base dei principali dominii della scienza islamica del Tawhîd. Benché il libro sia basato sull’approccio utilizzato nei testi arabi classici trattanti della scienza del Tawhîd, quali Al-‘Aqîdah At-Tahawiyyah[4], ho deliberatamente evitato di abbordare le questioni di ordine teologico che si trovano nei lavori classici, poiché esse sono poco pertinenti per i lettori anglofoni moderni.

Ho riunito la maggior parte del contenuto di questo libro a partire dal corso di Tawhîd che ho preparato e impartito alla Manarat ar-Riyâdh English Medium Islamic School, agli allievi del liceo, da cui l’utilizzazione, espressamente, di un linguaggio semplice. Molti di questi corsi, così come i corsi di Fiqh (legge islamica), di Hadîth (tradizioni del Profeta, pace e benedizioni di Allah su di lui) e di Tafsîr (esegesi) sono circolati tra le comunità musulmane degli Stati Uniti e delle Antille. È l’eco favorevole ricevuta e la crescente domanda di tali pubblicazioni che mi hanno spinto a mettere a punto questo libro, correggendo i corsi di Tawhîd e aggiungendovi qualche argomento pertinente. Prego che Allah accetti il mio sforzo e che ne faccia beneficiare in modo efficace tutti i miei lettori, poiché è l’accettazione delle nostre azioni da parte di Allah che deve importarci prima di tutto, e il successo non può giungere che per Sua volontà.

Abû Ameenah Bilal Philips

Ramadan 1982

Riyadh, Arabia Saudita[5]

… Inshaa Allah potete scaricare la traduzione integrale del libro “Le Basi del Tawhîd” cliccando sul link sottostante:

Le Basi del Tawhîd – Bilal Philips


[1] Muhammad Ibn ‘Ali ibn ‘Arabi nacque in Spagna nel 1165 e morì a Damasco nel 1240. Sosteneva di possedere una luce interiore e la conoscenza del più grande Nome di Allah, e parlava di sé stesso come del sigillo della santità, che considerava uno statuto più elevato di quello di profeta. Nei secoli che seguirono la sua morte, i suoi adepti lo elevarono al rango di santo e gli conferirono il titolo di shaykh al-Akbar (il Maestro più grande), ma la maggior parte dei giuristi musulmani lo considerano un eretico. Le sue opere principali sono “Al-Futuhat al-Makkiyya” e “Fusûs al-Hikam” (H.A.R. Gibb e J.H. Kramers, Breve Enciclopedia dell’Islâm (Shorter Encyclopedia of Islam), Ithaca, New York: Cornell University Press, 1953, pag. 146-147).

[2] La Mu’tazila fu una scuola filosofica razionalista, fondata in epoca Omayyade (ossia all’inizio dell’XVIII sec. d.C.) da Wasil Ibn Ata e Amar Ibn ‘Ubayd. Essa dominò nello Stato Abbaside per più di cento anni, e continuò a influenzare il pensiero islamico fino al XII secolo (Shorter Encyclopedia of Islam, pag. 421-426).

[3] Per tutte le traduzioni dei significati del Sublime Corano, ove non diversamente specificato, ci rimettiamo alla traduzione di Hamza R. Piccardo, Al-Hikma ed., 2013.

[4] Ibn Abil’ez Al-Hanafi, Sharh Al-‘Aqîdah at-Tahawiyyah (Beyrut, al-Maktab al-Islâmî, 8a ed., 1984).

[5] A causa di un certo numero di fattori socio-economici, non mi fu possibile pubblicare quest’opera prima di quest’anno, 1989. Tuttavia, durante la preparazione del manoscritto in vista della pubblicazione, ho apportato altre modifiche e migliorìe, allo scopo di aumentare, se Allah vuole, il valore di quest’opera.

Il ritorno di Gesù (pace su di lui e su sua madre)

 

بسم الله الرحمان الرحيم

isa

‘Abdullah ibn ‘Abbas (radiAllahu ‘anhu) riportò che il Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse a proposito della Parola Divina “Egli è un annuncio dell’Ora (Corano XLIII. Az-Zukhruf, 61)”: “Si tratta della venuta di Gesù, figlio di Maria (pace su entrambi) prima del Giorno della Resurrezione” (Ibn Hibban lo classificò sahîh).

Scarica il libro cliccando sul seguente link:

Il Ritorno di Gesù figlio di Maria (pace su entrambi) nei Tempi Ultimi, dell’Imâm Jalâluddîn Suyûtî (rahimahullâh)

Insegnate ai vostri bambini il Corano


بسم الله الرحمان الرحيم

bimbo quran

 

Da Abû Hurayra (radiAllahu ‘anhu), il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) disse: “Il Corano si presenterà nel Giorno della Resurrezione sotto le vesti di un uomo pallido, e dirà a colui che l’avrà imparato: “Mi conosci? Io sono colui che ti impediva di dormire la notte, e ti rendeva assetato. Certamente, ogni commerciante veglia sul suo commercio e, oggi, io veglio su di te, alla maniera del commerciante”. È allora che [al memorizzatore del Corano] verrà donato il regno nella mano destra e l’eternità nella mano sinistra e la corona dell’onorabilità sulla testa; e suo padre e sua madre riceveranno due abiti più preziosi della terra e del suo contenuto. E i genitori esclameranno: “O Signore! Forse che ciò ci appartiene?”. Sarà loro detto: “Sì, a causa dell’insegnamento del Corano che avete fatto dispensare a vostro figlio”.” (riportato da at-Tabarânî in Al-Awsat, 6/51)


La squadra dei sogni


بسم الله الرحمان الرحيم

 Nel Nome di Allah, il sommamente Misericordioso, Colui che dona misericordia

Le nuvole coprivano l’orizzonte, quando il professor Smith guardò fuori dalla finestra. Grigio, tutto era grigio. Il cielo, il cortile della scuola, persino la classe in cui insegnava. Il professor Smith guardò l’orologio che ticchettava, appeso sopra la lavagna: “Cinque minuti prima dell’inizio della lezione”, pensò. “Cinque minuti prima di storia in 4B!”. Aveva dato loro un compito: scegliere la loro squadra del cuore, composta dalle undici persone migliori del mondo. Adesso, il professor Smith era curioso di conoscere le loro scelte.

Al suono della campana, ‘Abdullâh fu il primo ad entrare in classe. Vestito con un qamîs bianco e col topì nero in testa, ‘Abdullâh era una rarità in una scuola dominata dalle ultime firme della moda. Il professor Smith non smetteva di stupirsi, vedendo come ragazzini provenienti dai ceti sociali più poveri potessero permettersi i capi più costosi delle boutiques del centro. Era rimasto affascinato da ‘Abdullâh fin dal primo incontro. Il padre di ‘Abdullâh, il dottor Salîm, era medico all’ospedale cittadino, tuttavia adottava lo stesso stile di ‘Abdullâh. La signora Salîm era la preside della scuola islamica locale. Come si chiamava quell’abito lungo completo di velo che indossava sempre? Ah sì, l’hijâb. Il professor Smith ricordava chiaramente l’ultimo colloquio col dottor Salîm, alla riunione di classe, quando gli aveva detto: “Abdullâh è il ragazzo più intelligente della scuola. Sono sicuro che avrà grande successo in una delle maggiori università, come Cambridge”. La risposta del dottor Salîm lo aveva lì per lì stupito, e fino ad oggi non aveva smesso di pensarci: “Apprezzo molto il suo giudizio, professor Smith, ma penso che ‘Abdullâh voglia intraprendere degli studi islamici. Non so se Cambridge faccia parte dei suoi progetti”.

L’improvviso rumore interruppe i pensieri del docente, quando il resto della classe irruppe nell’aula, con cinque minuti di ritardo. “Abû Bakr, John, ‘Umar, Zubayr, ‘AbdurRahmân, Sâ’d, Sa’îd, ‘Alî, ‘Uthmân, Talha, Abû ‘Ubayda…” il professor Smith fece velocemente l’appello, mentre i ragazzi si dirigevano ai loro posti. Essendo cresciuto ed avendo studiato in provincia, il professore non aveva mai sentito, e men che meno pronunciato, i nomi della maggior parte dei suoi alunni fino a poco tempo prima. Il solo nome che gli fosse familiare era John.

“Bene, ragazzi. Quanti di voi hanno fatto i compiti?”. Un’intensa attività ebbe luogo tra i banchi, mentre gli alunni tiravano fuori i libri dalle loro cartelle. “Quello che vi chiedo ora è di presentare davanti a tutta la classe un breve riassunto della vostra squadra del cuore, nominando la persona che ritenete migliore, tra gli undici individui che avete scelto, per il ruolo di capitano. Chi vuole cominciare?”.

‘Umar alzò la mano: “Io, prof!” disse. Il professor Smith osservò ‘Umar, mentre si alzava in piedi e si rivolgeva alla classe. ‘Umar dimostrava molto più della sua età. Campione di kick boxing e grande sportivo, ‘Umar incuteva rispetto a tutti. Quando cominciò a parlare, il resto della classe gli fece cerchio intorno per ascoltarlo. Il professor Smith si sedette in cattedra.

“Ho scelto la boxe come criterio per i miei Magnifici Undici. La ragione per cui l’ho fatto è che a mio parere i pugili professionisti hanno delle qualità che bisognerebbe ammirare. Sono pure adorati da tante persone e, in un certo senso, sono pure abbastanza belli”.

Risatine trattenute riempirono la classe al suo ultimo commento, ma ‘Umar proseguì imperturbato. “Il mio pugile numero uno è Muhammad ‘Ali, perché… Beh, per farla semplice, è il migliore!”. Urla sguaiate di “’Ali! ‘Ali!” scoppiarono nell’aula. Il professor Smith si alzò dalla sedia: “Va bene, va bene, state buoni! Buon lavoro, ‘Umar, hai fatto davvero un bello sforzo. Adesso…” ma il professor Smith fu zittito a metà frase da un rumore proveniente dal fondo della classe.

La catena d’oro attirava l’attenzione più della testa intorno cui si trovava. Il professor Smith ormai era avvezzo alla scena. Solo una volta iniziata la lezione, sarebbe stato come d’abitudine disturbato da un’ombra furtiva, introdottasi in aula attraverso la porta-finestra laterale. L’insegnante si mise bello diritto, dicendo: “Che bravo sei stato a raggiungerci, Muhammad! Hai fatto il compito?”.

“Sì, l’ho fatto!”, fu la risposta. Il sorriso radioso che seguì l’affermazione era malizioso. “Vorresti condividerlo con noi tutti, allora?”, disse l’insegnante, preparandosi alla risposta. “Sa cosa, prof? Ho pensato a una squadra, ma siccome era la squadra del sogno, l’ho pensata dormendo. Ed ora l’ho dimenticata”. La classe scoppiò a ridere, ad eccezione di ‘Abdullâh che, seduto accanto a Muhammad, guardava tristemente a terra. “Bene, bene, molto divertente”, disse il professor Smith. “Chi è il prossimo volontario?”.

Durante la mezz’ora seguente, gli alunni del professor Smith furono gratificati dalle maggiori figure della storia: Albert Einstein, Leonardo da Vinci, il Mahatma Gandhi, Winston Churchill, Pelé, Michelangelo, Sigmund Freud, Martin Luther King, Malcolm X… L’insegnante era davvero compiaciuto per gli sforzi dei suoi alunni. ‘Abdullâh fu l’ultimo a venire davanti alla cattedra. Conoscendo l’intelligenza del suo studente modello, il professor Smith era smanioso di ascoltare la lista dei “giocatori” compilata da ‘Abdullâh.

“Prima di cominciare a parlare della squadra che ho radunato, vorrei soltanto dirvi vome mai l’ho scelta. Posso, professore?”. L’insegnante annuì, facendo segno ad ‘Abdullâh di continuare. “Ogni qualvolta consideriamo qualcuno ‘grande’, in generale basiamo il nostro giudizio su uno dei seguenti tre fattori: la bellezza, il successo, e il beneficio che un tale individuo ha offerto alla società. Sono sicuro che ognuno di noi prenda in considerazione uno o più di questi fattori, nella scelta della sua squadra”. La classe annuì in risposta, persino Muhammad sembrava interessato.

“Così, ho cominciato a pensare alla mia squadra, basandomi su questi princìpi, ma ho quasi subito dovuto affrontare un problema. Quando ho cominciato a prendere in considerazione questi tre aspetti in dettaglio, mi sono accorto come fosse difficile trovare qualcuno che fosse il migliore in ciascuna delle tre categorie. Per esempio, qualcuno può essere tanto bello fisicamente, da far perdere i sensi, ed alcuni personaggi della nostra lista ricadono in questa categoria…”. La classe scoppiò di nuovo a ridere, al ricordo dell’entusiastica presentazione di ‘Ali della sua lista di attrici famose, pochi minuti prima. Persino il professor Smith non poté esimersi dal sorridere. “Ma la bellezza, in realtà, consiste in entrambi gli aspetti: la bellezza esteriore armonizzata con quella interiore, composta da buone maniere e da un carattere amabile. Allo stesso modo, ho dovuto affrontare qualche problema riguardo al successo e al benefìcio recato ad altri; così come alcuni si sono affermati solo in un campo specifico, il successo ottenuto da altri era solo attuabile oppure è stato riconosciuto soltanto in un periodo specifico. Mentre continuavo a pensare come risolvere questo dilemma, mi venne in mente: “Perché non pensare alle persone che conosco, e come mai le stimo tanto? Forse potrebbe essere d’aiuto”. E la prima persona cui ho pensato, era lei, professor Smith”.

‘Abdullâh improvvisamente si rivolse al professor Smith, che si alzò dalla cattedra, lievemente imbarazzato. “Spero che non si offenderà se lo dico, ma il suo nome è David, non è vero?”. L’insegnante annuì in risposta. ‘Abdullâh si rivolse al resto della classe, completamente coinvolta, e curiosa di sapere come avrebbe proseguito il loro compagno.

“Come molti di voi probabilmente sanno, David in arabo si dice Dâwûd, ed è il nome di uno dei più grandi e saggi Profeti di Dio, o – come diciamo noi Musulmani – Allâh. Probabilmente è per questo che il professore è così intelligente, poiché ha lo stesso nome di un così saggio Profeta”. ‘Abdullâh fissò il professor Smith e sorrise. Il resto della classe rise sguaiatamente. L’insegnante arrossì come un bambino.

“Così, pensando ai nomi, e a come essi influiscono e modellano le nostre vite, ho cominciato a pensare a voi, ragazzi. Ho riflettuto sul fatto che John in arabo è Yahyâ, il nome di un altro grande Profeta di Allâh. Poi, quando ho passato in rassegna i nomi del resto della classe, ho realizzato: wow! I miei compagni portano i nomi di uno straordinario gruppo di persone. Un gruppo talmente unico che la loro eredità è giunta fino ai nostri giorni, un team così famoso che le biblioteche del mondo intero sono piene di libri che descrivono i loro successi, e un gruppo così grande che gli uomini sono chiamati coi loro nomi da 1400 anni”.

La classe era completamente in silenzio, tutti gli sguardi rivolti attentamente ad ‘Abdullâh. In fondo alla classe, Muhammad si mise seduto composto sulla sedia. “Di chi sta parlando ‘Abdullâh?” pensò il professore.

“Posso continuare, professor Smith?” chiese ‘Abdullâh. “Sì, ‘Abdullâh, certamente, continua”, replicò il docente. “Il gruppo di cui sto parlando è quello dei Compagni. I Compagni furono la prima generazione di Musulmani, e sono sicuro che abbiate sentito parlare di loro. Ognuno di essi era unico e speciale in un particolare dominio, e tra loro troviamo modelli da imitare per tutti noi, uomini e donne, giovani e vecchi”. ‘Abdullâh continuò: “Ma tra questo gruppo di persone speciali, c’era un gruppo così unico da ricevere il premio più grande, così unico da andare al di là di ogni nostra immaginazione. Nessuno di voi sa di chi si tratti?”.

Nessuno proferì una parola, perfino il professore era senza fiato. “Su, ‘Abdullâh, diccelo…”, la voce seria ed interessata era quella di Muhammad. Il professor Smith era stupitissimo, non aveva mai visto Muhammad interessato alla sua lezione di storia, prima di allora. “Posso scrivere alla lavagna, per favore, professore?”, chiese ‘Abdullâh. “I pennarelli sono là di lato, ‘Abdullâh, fai pure”, replicò l’insegnante. ‘Abdullâh prese il pennarello e cominciò a scrivere sulla lavagna bianca, continuando a spiegare.

“Il gruppo delle dieci superstars di cui sto parlando è chiamato ‘Asharah Mubashsharah, i dieci Compagni cui fu promessa l’immensa ricompensa cui l’essere umano possa aspirare, l’ingresso in Paradiso, che in arabo è chiamato Jannah”. I ragazzi emisero un sospiro, mentre ‘Abdullâh si girava verso di loro. Il professor Smith guardò più da presso la lavagna, e notò che ‘Abdullâh aveva scritto dieci nomi, i nomi di dieci studenti della sua classe!

“Il primo di questi grandi personaggi di cui vorrei parlarvi è Abû Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), grande Sahâba, primo Califfo dei Musulmani, il miglior amico del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui), chiamato “il Veridico”. Il secondo della lista è il secondo Califfo, il grande guerriero, comandante e difensore dell’Islâm, ‘Umar ibn al-Khattâb (che Allah sia soddisfatto di lui)”. Il professor Smith lanciò un’occhiata all’Umar che era seduto nella sua classe. Il petto di ‘Umar era gonfio d’orgoglio e il suo viso illuminato da un sorriso.

“Proseguiamo con il terzo Califfo dell’Islâm, il grande imprenditore ‘Uthmân ibn ‘Affân (che Allah sia soddisfatto di lui)”. “Non mi stupisce che ‘Uthmân sia bravo in economia”, pensò il docente. “Il quarto è il grande sapiente e coraggioso Compagno, il cugino del Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), ‘Alî ibn Abî Tâlib (radiAllahu ‘anhu)”. “Wow!”, esclamò ‘Alî. “Non sapevo di portare il nome del cugino del Profeta! È fantastico!”.

“Poi, abbiamo i grandi Compagni Talhah ibn ‘Ubaydullâh, Zubayr, ‘AbdurRahmân ibn ‘Awf, Sâ’d ibn Abî Waqqâs, Sa’îd ibn Zayd, e Abû ‘Ubaydah ibn al-Jarrah”. ‘Abdullâh osservò gli altri ragazzi, mentre elencava i loro stessi nomi, e disse loro qualcosa a proposito di ciascuno dei Sahâbah loro omonimi che via via menzionava. Il professore non aveva mai visto i suoi alunni tanto interessati e rapiti. Perfino il piccolo Sâ’d, normalmente mezzo addormentato per tutta la lezione, sembrava un vulcano in piena attività.

“Posso continuare, professor Smith? Ho quasi finito”, chiese ‘Abdullâh. “Certo, ‘Abdullâh, vai avanti. Abbiamo ancora qualche minuto prima del suono della campanella”.

‘Abdullâh si girò di nuovo verso la classe: “Adesso che vi ho parlato della mia squadra, vorrei parlarvi del capitano. Come avrete scoperto voi stessi, mentre sceglievate i componenti della vostra squadra, nominare il capitano è un compito arduo. Ho speso molto tempo per selezionare il mio capitano, perché volevo la persona migliore che fosse mai esistita. E mentre stavo portando avanti le mie ricerche, mi sono imbattuto nella seguente dichiarazione dello scrittore francese Lamartine. Ve la leggerò e voi, ragazzi, mi direte se avrete capito di chi si tratta”.

“Lamartine scrive:  Gli uomini più famosi hanno creato soltanto armate, leggi e imperi. Hanno fondato, semmai abbiano fondato qualcosa, niente più che poteri materiali spesso andati in polvere di fronte ai loro occhi. Quest’uomo non solo ha mosso armate, legislazioni, imperi, popoli e dinastie, ma milioni di uomini, e ancora di più gli altari, le divinità, le religioni, le idee, i credo e le anime. Sulla base di un Libro, ogni lettera del quale è diventata legge, ha creato una nazionalità spirituale che ha mescolato le genti di ogni lingua e ogni razza… L’idea dell’unità divina, proclamata in mezzo all’esaurimento di teologie favolose, era in sé un tale miracolo che al venir pronuncaita dalle sue labbra distrusse tutte le vecchie superstizioni… La sua preghiera senza fine, il suo mistico conversare con Dio, la sua morte e il suo trionfo dopo la morte, attestano che non si tratta di una frode, ma di una ferma convinzione che gli permise di restaurare un dogma. Due sono gli aspetti principali di questo dogma, l’unità e la immaterialità di Dio, dicendo con il primo che cos’è Dio, e con il secondo che cosa non è… Filosofo, oratore, apostolo, legislatore, guerriero, conquistatore d’idee, restauratore di credo razionali, di un culto senza immagini, il fondatore di venti imperi terrestri e di un impero spirituale… Per gli standard con cui valutare la grandezza umana, è lecito chiedersi: c’è uomo più grande di lui?”[1].”

‘Abdullâh smise di leggere e guardò con calma i suoi compagni: “Nessuna idea sul nome del mio capitano?”, domandò come per caso. Nessuno rispose. La classe lo incoraggiò a proseguire con lo sguardo. “Su, ‘Abdullâh, diccelo!”, pensò il professore.

“Il mio capitano è colui che è noto come “il lodato”, colui che è ricordato nel mondo come simbolo di misericordia, il più grande uomo che mai abbia camminato sulla terra. Il mio capitano è…” ‘Abdullâh improvvisamente fece una pausa e guardò francamente in fondo all’aula, direttamente verso Muhammad. La classe seguì la direzione del suo sguardo. Muhammad sorprendentemente teneva lo sguardo fisso a terra, cercando di sottrarsi all’attenzione che di solito provocava. “Davvero Muhammad ha le lacrime agli occhi?” pensò tra sé e sé il professor Smith: “Stupefacente!”. ‘Abdullâh continuò a guardare fisso in direzione di Muhammad: “…Il mio capitano è Muhammad, pace e benedizioni di Allah su di lui, l’ultimo e più grande Messaggero di Allah”.

L’improvviso suono della campanella ruppe l’incanto che le parole di ‘Abdullâh avevano provocato in classe. All’improvviso l’aula venne sommersa dai rumori delle sedie strisciate a terra e dei libri frettolosamente ributtati in cartella. Ne seguì la solita confusione. Mentre cercava di dettare i compiti per la settimana seguente, il professor Smith notò che la maggior parte dei ragazzi aveva fatto cerchio attorno ad ‘Abdullâh. La voce di ‘Umar si sentiva forte e chiara: “Dopo mi devi spiegare bene la storia di Ibn al-Khattâb, non ti dimenticare!”. In pochi istanti, la classe si svuotò quasi completamente.

‘Abdullâh ringraziò l’insegnante, mentre usciva: “Grazie per avermi concesso così tanto tempo, professore”. “Figurati!”, rispose il docente, prima di chiedere ad ‘Abdullâh di fargli avere maggiori informazioni sui Sahâba. L’ultimo a uscire dalla classe, però, fu Muhammad, e sorprendentemente, per la prima volta, non se ne andò dalla porta-finestra laterale. Mentre passava davanti alla cattedra, improvvisamente lo guardò e disse: “Professore, posso parlarle un secondo?”. “Wow!”, pensò il professore: “Muhammad non mi ha mai chiamato professore prima d’ora. Men che mai ha chiesto di parlarmi”. “Mi dispiace di aver dato tanto disturbo quest’anno, professor Smith. Le cose inshaa Allah saranno diverse d’ora in avanti”.

Mentre Muhammad usciva dalla porta principale, l’insegnante rimase seduto in cattedra. “Cinque minuti prima della lezione di storia con la 1A… Adesso ho capito come mai ‘Abdullâh desideri intraprendere gli studi islamici. Con una storia così affascinante, piena di eroi, chi non vorrebbe?”, pensò. “Cercherò qualcosa in Internet a proposito di questi Sahâbah, quando tornerò a casa…”. Il sole fece capolino attraverso la finestra, illuminando la scialba aula del professor Smith, mentre quest’ultimo pensava al suo straordinario studente. Una volta ancora, il suono della campanella interruppe i suoi pensieri.

 

Shaykh Muhammad ‘Abdullâh

Islamic Da’wah Academy, Leicester

 


[1] Lamartine, Histoire de la Turquie, Parigi 1854, vol. II, pag. 276-277

 

Agenda islamica, in vista delle prossime elezioni politiche

As-salâmu ‘alaykum waRahmatullahi waBarakatuH

 

Pubblichiamo volentieri l’Agenda, a cura di ‘Abdullah Nûr as-Sardânî, contenente alcune richieste da parte della Comunità islamica della Sardegna meridionale, in vista delle prossime elezioni parlamentari. Alcuni punti di questo programma mi sembrano del tutto condivisibili, in particolare quelli relativi a politica estera, difesa, e a giustizia e sicurezza. Altre proposte mi lasciano un po‘ perplessa. Ho ritenuto opportuno dare spazio a questa Agenda, pubblicandola integralmente, per poi raccogliere nello spazio dedicato ai commenti eventuali opinioni, suggerimenti e critiche costruttive inshaa Allah.

Che Allah ricompensi l’autore per questa iniziativa e la renda qualcosa di benefico per la ummah italiana, âmîn.

 

Jazakumullâhu khayran, wa-s-salâm

Umm Yahyâ

 

بسم الله الرحمان الرحيم

 

In nome di Dio il Clemente e Misericordioso

 

Prima delle elezioni, soprattutto quelle parlamentari, abitualmente è dato verificare che, a titolo privato singoli esponenti e messaggeri di associazioni islamiche, o le medesime associazioni con dichiarazioni pubbliche, esprimono la propria simpatia od avversione per questo o quel candidato ovvero per l’una o l’altra forza politica, senza aver ottenuto nessun impegno scritto e nemmeno una condivisione di programmi. È una gran confusione, un’agitazione unita a un sentimento d’impotenza, che porta taluno a dare addirittura indicazioni di voto, e qualcun altro a invitare i musulmani non solo a non votare, ma addirittura a non interessarsi della cosa pubblica. I musulmani, fino a quando vivono in questa società cosí come in altre, contribuiscono alla crescita ed allo sviluppo di essa, e per il fatto stesso che, bene o male, lieti o corrucciati, in essa società svolgono un ruolo, necessariamente sono integrati. Piuttosto che manifestare tifo per un partito qualsivoglia, oppure pronunziare sentenze di moralità in base agli orientamenti amorosi di politici che obbediscono a principî diversi da quelli islamici, bisogna dunque che i musulmani illustrino e propongano qualcosa di preciso, nel contesto storico in cui vengono a trovarsi.

Bisogna dunque cercare di soddisfare a tale esigenza; qui non si redige però un semplice elenco di richieste che possano apparire rivendicazione di privilegio alcuno, bensí, a partire dalle principali necessità dei musulmani, si vuol richiamare l’attenzione su numerose questioni notevoli per la società tutta, al fine di migliorare le condizioni di vita dell’intera popolazione, e soprattutto di coloro molti dei cui diritti sono ancora negati.

Non abbiamo toccato materie di cui, a parole, ogni forza politica ribadisce l’importanza, quali sono la riduzione dei privilegi della classe politica e la diminuzione delle spese inutili: è evidente che si deve farlo. Sulla sanità ugualmente non s’è detto niente, giacché l’Italia ha uno dei migliori sistemi sanitarî del mondo secondo i criterî con cui è concepito: va reso piú efficiente, non demolito per opera di chi opina che “La sanità compete al mercato“.

Se si pone il problema del modo di reperire i fondi necessarî alle riforme proposte, basta dire questo: è sufficiente ridurre le paghe e le pensioni di alcune categorie di dipendenti pubblici, e se ciò non fosse sufficiente sarebbe buona idea far sí che le spese che lo Stato ha sostenuto per la cosiddetta “missione di pace” in Afganistan fossero rimborsate dai governanti, dai partiti e dai singoli deputati i quali dal 2001 hanno votato per finanziare ininterrottamente codesta gloriosa impresa.

I musulmani, la cui Legge impone loro di astenersi da qualsiasi forma di usura o di gioco d’azzardo cosicché non possono acquistare buoni del tesoro o partecipare ad alcuna lotteria, assistono turbati ma non sorpresi allo sfascio d’un sistema economico che si basa soprattutto sulle speculazioni di borsa e sull’indebitamento pubblico, il quale per essere ridotto dev’essere alimentato.

Va quindi rimarcata l’opportunità che tanto i musulmani quanto i non musulmani meditino su alcuni problemi: che cos’è la “democrazia” nell’odierno ordine mondiale? Le decisioni maggiori sono prese dai governi dei singoli stati europei, o da entità che restano di fuori da qualsiasi processo elettorale? Può essere considerato indipendente uno stato nel quale sono presenti basi militari straniere, che non devono rendere conto di quel che fanno? Può essere considerato indipendente uno stato che, in base ai trattati, non può esporre la sua bandiera se non accanto a quella dell’Unione Europea? Può essere considerato indipendente uno stato che dalle maggiori istituzioni mondiali e dalle potenze americane ed europee riceve cortesi raccomandazioni a proposito delle persone piú adatte a guidare il governo? E perché, secondo le predilezioni di tali istituzioni e potenze, i migliori economisti e governanti sono sempre coloro i quali tolgono denari alla sanità e alla scuola pubbliche, abbassano gli stipendi dei ceti medî e bassi, che sono per giunta caricati d’imposte e tasse varie, e fanno penare o per mancanza o per eccesso di lavoro?

 

Abdullah Luca de Martini

Comunità islamica della Sardegna meridionale

 

بسم الله الرحمان الرحيم

In nome di Dio il Clemente e Misericordioso

 

Quarantanove proposte di giustizia civile, sociale e mondiale

 

 

COSTITUZIONE

 

1) Inserimento del concetto di multinazionalità e multiculturalità nella Costituzione, al fine di superare l’idea napoleonica ed ottocentesca di “Stato nazionale unitario” nella sua forma accentratrice. Viste anche la storia dello Stato stesso e le circostanze della sua nascita, i fenomeni di migrazione e l’evoluzione che la società sta vivendo danno l’occasione per ragionare sulla natura dello Stato: sulla base del modello spagnolo, anche per lo Stato italiano è opportuno parlare di “nazione di nazioni”, e i diritti collettivi devono essere riconosciuti tanto quanto quelli individuali. In quest’ottica dev’essere consentito lo studio delle culture e degli idiomi regionali, che potranno essere usati a livello scritto dalle amministrazioni locali, mentre modificazioni costituzionali come il riconoscimento dei Sardi quali minoranza etnica, la concessione dello statuto speciale alla Liguria e l’istituzione della Regione Salento sono esempî di riforme giuste; vanno riviste le circoscrizioni territoriali secondo criterî etnico-linguistici. Accanto a ciò, le intese che lo Stato stipula con le comunità religiose e culturali di minoranza devono tradursi in ispecifici statuti collettivi autonomi, validi per chi voglia liberamente riconoscersi in essi.

 

2) Abolizione del servizio militare obbligatorio, che è stato soltanto sospeso, e, in attesa di ciò, riconoscimento costituzionale del diritto all’obiezione di coscienza. Si noti che, nonostante tutti i proclami di parità tra uomini e donne, la leva vige per i soli maschî.

 

 

POLITICA ESTERA E DIFESA

 

3) Uscita dalla NATO, e cessazione della concessione delle basi militari, dislocate nel territorio statale, per le guerre volute dagli Stati Uniti d’America. Chi cerca di promuovere la pace non può essere alleato degli Stati Uniti. Bisogna liberarsi dall’abbraccio mortale degli stati imperialisti: ciò evidentemente riguarda anche Cina e Russia, che opprimono terribilmente alcune loro minoranze interne, ma non fanno guerre lontano dai proprî confini. Va compiuto il piú presto possibile il ritiro dei soldati italiani dai paesi occupati dalla NATO e dagli Stati Uniti d’America, e, secondo Costituzione, l’invio di militari all’estero dev’essere ammesso con la sola funzione di truppe d’interposizione, su richiesta di tutte le forze in conflitto nei luoghi interessati.  Nello stesso tempo, si può rafforzare la cooperazione militare con i paesi dell’Unione Europea che non siano in possesso di armi nucleari: la bomba atomica è anche emblematicamente un discrimine fra stati pacifici e stati bellicisti, quali si dimostrano Francia e Gran Bretagna.

 

4) Limitazione del numero di basi militari presenti in alcune regioni, d’intesa con queste ultime. In Sardegna oggi si colloca il 65% dell’intero spazio destinato alle basi militari in tutto lo Stato, e la Regione Autonoma Sarda non ha nessun potere in materia.

 

5) Varo di sanzioni economiche contro lo stato sionista che s’è dato il nome di “Israele”. È singolare che l’Iran, uno stato che non ha aggredito e fatto guerra a nessuno, e che non occupa territorî altrui, poiché sviluppa tecnologia nucleare sia sottoposto a sanzioni per volontà dello stato sionista, il quale però già possiede bombe atomiche. Le sanzioni contro lo stato sionista sono giustificate: esso occupa territorî altrui ivi non consentendo il libero movimento degli abitanti, impedisce il ritorno dei profughi, esegue ovvero ordina l’assassinio di civili che risiedono in altri stati, pratica la discriminazione razziale parimenti al vecchio Sudafrica.

 

6) Impegno per un effettivo riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Numerose sono le etnie sistematicamente perseguitate, e il falso dogma dell’intangibilità dei confini, il quale peraltro è sconfessato allorquando ai maggiori stati imperialisti ciò sia comodo, serve per giustificare la negazione di un diritto naturale, ossia la liberazione dall’oppressione. Qualcuno obietta che nel mondo vi sarebbe un grande disordine se esistessero trecento o quattrocento stati al posto degli odierni duecento circa, ma è facile rispondere: nel mondo odierno ordine e giustizia  sono forse diffusi? E soprattutto, i danni umani ed ambientali da chi sono maggiormente causati, dagli stati grandi o da quelli piccoli?

 

7) Cessazione di ogni collaborazione con l’FMI (Fondo monetario internazionale). Esso è uno degli enti neoliberisti maggiormente colpevoli dell’affamamento e della miseria di milioni di persone in tutto il mondo. L’FMI, anziché dare sostegno alle economie in difficoltà, presta soldi a usura a condizione che il paese colpito da disgrazie nonché smantelli i proprî sistemi d’assistenza sociale, ma svenda le proprie maggiori ricchezze alle aziende transtatali a vantaggio delle quali l’FMI lavora.

 

 

GIUSTIZIA E SICUREZZA

 

8) Abolizione del segreto di Stato. Questo è un ingiustissimo privilegio di cui godono poche categorie di funzionarî statali abituati ad agire nell’ombra: esso ha impedito l’accertamento della verità in processi celebrati per reati gravissimi.

 

9) Cancellazione della legislazione “antiterrorismo” introdotta a partire dal 2001. Le norme precedenti erano già efficaci, mentre le nuove presentano molti difetti, il primo dei quali è la mancata distinzione fra i concetti di “terrorismo”, “guerra” e “resistenza”: colui che voglia recarsi a difendere un paese oppresso, anche nel caso in cui la sua famiglia sia originaria di quel luogo, può esser posto sullo stesso piano di chi metta una bomba in un treno o in un mercato per fare strage di civili. La nuova legislazione ha fatto arricchire i professionisti dell’”antiterrorismo”, consente condanne per presunte intenzioni non dimostrate da nessun atto, ed ha prodotto un clima di caccia alle streghe, oggi a danno dei musulmani, ma domani forse a danno di altre minoranze additabili come nemiche della patria: tutte le leggi speciali, senza eccezioni, significano che il potere piglia la via della repressione piú dispotica.

 

10) Abrogazione delle norme che consentono al Ministero dell’Interno di espellere cittadini stranieri che non sono né pregiudicati né inquisiti. È un cómpito che tocca alla magistratura: potranno essere espulse soltanto persone condannate, in base ai normali gradi di giudizio.

 

11) Espulsione dei cittadini stranieri che siano stati definitivamente condannati due volte per reati quali furto, rapina, traffico di droga, guida in istato d’ebbrezza, violenza carnale, lesioni volontarie gravi e omicidio (tentato o, se commesso, volontario). I delinquenti danneggiano tutti, sia la popolazione locale sia gli immigrati, e la loro presenza e impunità favorisce la senofobia e il razzismo. Inoltre è necessario che nessun cittadino straniero già condannato per codesti reati possa essere pagato quale delatore (cioè “fonte confidenziale autorevole”) o traduttore d’intercettazioni telefoniche per le forze dell’ordine: costui è evidentemente inaffidabile, e per ottenere il permesso di soggiorno farebbe qualsiasi cosa.

 

12) Abolizione del “carcere duro”. Esso perde evidentemente la funzione rieducativa che la Costituzione assegna alle carceri. Inoltre vanno destinate alle prigioni di massima sicurezza soltanto persone arrestate in flagranza, o già condannate in primo grado, per reati di sangue, ovvero criminali che in carcere abbiano compiuto gravi atti di violenza a danno di altri detenuti. Un semplice sospetto o un processo in corso di svolgimento non giustificano tale livello di privazione della libertà. Poi nelle prigioni deve essere installato un sistema di videosorveglianza che consenta di verificare quel che avviene dentro le carceri anche a chi difende i detenuti.

 

13) Abolizione dell’istituto dei manicomî criminali. Dei sei ospedali psichiatrici giudiziarî (OPG) esistenti è prevista la chiusura, ma sussiste il pericolo che siano ripristinati con un nome diverso. Va rigorosamente distinto ciò ch’è prigione da ciò ch’è nosocomio: viepiú nei manicomî criminali, come la storia insegna, facilmente finiscono i dissidenti politici.

 

14) Ridefinizione dei reati d’opinione. Vanno mantenuti i reati di calunnia, diffamazione e istigazione a delinquere, e per il resto le opinioni devono poter essere espresse liberamente; in nessun modo, poi, dovrà essere proibita la ricerca storica con il pretesto dell’”apologia di reato”: si pensi che in alcuni stati europei chi studia le vicende della Seconda guerra mondiale può essere addirittura incarcerato. Bisogna dunque superare anche il concetto di “reato politico”: a tal fine è bene che non esista nessun corpo di polizia specificamente, o solo orientativamente, politico.

 

15) Scioglimento di qualsiasi occulto “gruppo operativo speciale” delle forze dell’ordine, il quale, come ha spiegato il questore condannato Vincenzo Canterini, assuma il cómpito di spaccare la faccia a manifestanti disarmati. Riguardo ai fatti di Genova del Luglio 2011, non si è mai potuto sapere chi sia entrato nella scuola Diaz a commettere le note violenze: nelle file della polizia vi sono dunque alcune centinaia di bruti picchiatori mai identificati.

 

16) Introduzione del reato di tortura. La tortura è anche psicologica, e quel che il presente codice penale prevede non copre di essa tutti i tipi e modi.

 

17) Abolizione dei tribunali per i minorenni. Le competenze di questi passino a sezioni dei tribunali normali. Molte sono le leggi ingiuste da cancellare in materia di giustizia minorile: non dovrà mai piú accadere che bambini sani e amati dalla propria famiglia siano sottratti ad essa a causa della sua povertà, e ogni cittadino sempre e in ogni caso dovrà avere diritto a conoscere o ricercare i proprî genitori naturali.

 

 

ECONOMIA  E ASSISTENZA

 

18) Sostituire l’agenzia centrale delle entrate con agenzie regionali, che tratterranno i tributi e invieranno poi allo Stato la sua parte. In questo modo si può eliminare il centralismo fiscale di matrice francese.

 

19) Concessione di un sussidio statale alle casalinghe, con l’eccezione delle donne che già godono di una rendita mensile fissa. Quello svolto da coloro è un vero lavoro, molto piú faticoso di altri, e massimamente benefico per la società: che lo Stato non lo riconosca dimostra quanto gli interessi la famiglia.

 

20) Prolungamento del sussidio di disoccupazione a tempo indeterminato per chiunque non rifiuti una chiamata al lavoro. Con le norme vigenti, molte famiglie si trovano letteralmente senza un soldo: lo Stato non può abbandonare i piú deboli.

 

21) Introduzione del principio del quoziente familiare in materia fiscale. Le imposte vanno pagate secondo le ricchezze di tutta la famiglia nel suo insieme.

 

22) Apertura di mense pubbliche e centri sociali amministrati dai comuni, con possibile partecipazione dei privati. Nei fatti, lo Stato ha delegato tali compiti d’assistenza alla Chiesa cattolica.

 

23) Soppressione delle lotterie e dei diversi tipi di gioco d’azzardo che oggi lo Stato amministra. La dipendenza da gioco d’azzardo è come una droga perciocché causa dipendenza: lo Stato s’arricchisce sulla pelle di povera gente illusa. Non si chiede qui che tali giochi siano aboliti: soltanto, che lo Stato non ci lucri.

 

24) Cessazione della vendita di tabacco da parte dello Stato. Lo Stato pretende di combattere il traffico di droga anche per mezzo di pene severe, ma contemporaneamente vende la morte, e la lascia vendere per mezzo di letali bevande alcoliche.

 

25) Cessazione del sistematico finanziamento statale alle scuole private. Esso, secondo Costituzione, dev’essere un fatto eccezionale e giustificato da precise condizioni. Chi vuole mandare i figli in una scuola privata è libero di farlo: se la paghi o si faccia aiutare dalla Chiesa.

 

26) Cancellazione dei privilegi pensionistici. Oggi certuni, poiché ogni anno di servizio prestato vale piú d’uno, vanno in pensione a un’età in cui la gente comune ha un lavoro precario o non ha nemmeno cominciato a lavorare.

 

27) Adeguamento di balzelli, bollette, multe e tasse d’iscrizione al reddito delle persone. In questo modo si contribuisce in modo significativo alla giustizia sociale.

 

28) Riscossione delle imposte e delle tasse da parte dello Stato. Ciò senza tassi d’interesse per i ritardi giustificati, fatte salve le sanzioni per i truffatori.

 

29) Chiusura degli stabilimenti balneari in dotazione alle forze dell’ordine, e successiva vendita o demolizione. Essi sono un esempio di inaccettabile privilegio: se la casta militar-poliziesca dispone di tali servizî, questi potrebbero essere giustamente richiesti anche dagli altri dipendenti pubblici, e poi anche dagli autonomi.

 

 

SCUOLA

 

30) Individuazione di spazî per la preghiera. In ogni scuola deve essere presente almeno una stanza spoglia, priva di simboli religiosi, in cui gli studenti, prima o dopo le lezioni, possano assolvere il dovere delle orazioni quotidiane o speciali. Questo diritto va esteso anche alle prigioni e agli ospedali, in cui deve essere ammessa anche l’assistenza spirituale per i non cattolici che siano detenuti o ricoverati.

 

31) Completa gratuità della scuola dell’obbligo. Per le elementari e le medie  non devono esservi costi d’iscrizione, né per mense né per libri, e gli studenti pendolari devono poter viaggiare gratuitamente. Per quanto riguarda le superiori, anziché innalzare l’età dell’obbligo, la qual cosa oggi è inutile, bisogna favorire l’apprendistato e la conoscenza dei mestieri: adesso ottengono il diploma di maturità studenti affatto impreparati. Ciò è un danno per la collettività e un inganno per loro stessi.

 

32) Istituzione di classi separate innanzitutto nelle scuole superiori di secondo grado e nei principali complessi scolastici, accanto a quelle miste di allievi ed allieve, e, nei quartieri piú popolosi delle grandi città, anche riorganizzazione d’intere scuole come esclusivamente maschili o femminili. La maturazione dei maschî ha tempi diversi da quelli delle femmine, cosicché il rendimento scolastico di queste ultime di solito è molto piú elevato; la presenza di alunni di genere diverso, inoltre, è frequente motivo di distrazione in classe, soprattutto alle superiori.

 

33) A proposito di studenti, fissazione di nuovi limiti di numero per classe. Per la scuola primaria e secondaria di primo grado, da un minimo di cinque a un massimo di quindici alunni; per la scuola secondaria di secondo grado, da un minimo di dieci a un massimo di vénti. Basta con classi sovraffollate, in cui non si riesce nemmeno a verificare con costanza la preparazione degli studenti.

 

34) Progressiva sostituzione dei banchi da due posti con banchi da un posto. Se le classi sono gruppi di studenti ognuno dei quali mantiene la sua individualità, che senso ha la disposizione a coppie? Agli esami di maturità c’è un banco per ogni alunno: i banchi da due posti favoriscono la chiacchiera e la distrazione, e sono spesso motivo di litigio. Ogni banco all’inizio dell’anno scolastico dovrà essere assegnato ad un alunno, che dovrà prendersene cura e sarà responsabile di esso nell’orario delle lezioni.

 

35) Collocazione delle lezioni d’educazione fisica in orario pomeridiano. Questa materia, vista l’importanza di un sano sviluppo fisico, dovrebbe prevedere piú di due ore di lezione settimanali, ma inserita in orario antimeridiano è svolta spesso male e può danneggiare le altre discipline. È necessario poi che sia sempre rispettato il principio della separazione tra i generi: maschî e femmine sono fisicamente troppo differenti per poter allenarsi e gareggiare insieme. Finché questa riformazione non sarà stata introdotta, va concessa la dispensa dallo svolgimento della parte pratica del programma di educazione fisica agli studenti che la richiedano.

 

36) Introduzione dello studio dell’esperanto all’università, che dovrà poi essere esteso alle scuole statali. L’esperanto è autentica lingua internazionale, appartiene a tutti i popoli e non discende da nessuno di essi; è la piú facile da imparare, ma tutti nello stesso modo devono studiarla perché è diversa dalle altre favelle. Oggi invece chi usa gli idiomi coloniali, soprattutto gli anglofoni, può parlare la propria lingua dappertutto e gli altri sono praticamente costretti ad adattarsi.

 

37) Istituzione di corsi pomeridiani facoltativi per lo studio delle lingue e delle culture d’origine per le famiglie d’immigrati, laddove ciò sia possibile e sia richiesto da una consistente presenza di stranieri.

 

38) Diritto all’obiezione di coscienza sui programmi scolastici. Ogni alunno ha il dovere di adeguarsi ai programmi stabiliti, a prescindere dalle proprie convinzioni personali, ma non gli si può chiedere di accettare quali verità assolute quelle che sono semplici teorie o ipotesi, né lo si può costringere a studiare o recitare qualcosa che offenda la sua cultura e la sua sensibilità. Per esempio i musulmani non devono essere costretti a imparare a memoria il Canto XXVIII dell’Inferno di Dante Alighieri, e a tutti i credenti dovrà essere permesso dire “Secondo le mai dimostrate teorie darviniste l’uomo e la scimmia hanno antenati comuni” anziché “L’uomo deriva da una specie di scimmione“.

 

39) No a disposizioni che limitino la libertà d’abbigliamento, a meno che il vestiario indossato non sia palesemente osceno od offensivo. Il giudizio sull’abbigliamento varia infatti secondo le culture, e quello italiano è uno Stato multiculturale; oltre a ciò, l’abbigliamento è espressione della personalità, e questa non dev’essere repressa. Riguardo alla proibizione di certi abiti femminili, la quale taluni propongono, perché non si va prima a vedere come si vestono certe professoresse, certe madri e certe impiegate? Non sono soltanto le alunne coloro che portano la minigonna con l’ombelico scoperto.

 

40) No a regolamenti che impongano di cantare o sonare l’inno statale, ovvero di sollevare la bandiera prima delle lezioni. Ciò è tipico dei peggiori stati militareschi: gli studenti devono sviluppare senso critico, non venerare il nazionalismo statale.

 

 

DIRITTI CIVILI

 

41) Abolizione del giuramento. L’obbligo del giuramento dimostra che gli stati moderni pretendono ancora di farsi adorare come idoli. Chi assume una certa carica o comincia a svolgere un tal mestiere oppure è chiamato a testimoniare, prende un impegno, pel mancato rispetto del quale sono previste sanzioni: a che cosa serve dunque il giuramento? Oltretutto esso, in alcune culture, è in contrasto con i precetti religiosi.

 

42) Concessione della cittadinanza italiana a tutti i figli d’immigrati che siano nati e cresciuti nel territorio statale. Essi affrontano un percorso di vita uguale a quello dei figli dei cittadini italiani: è forse giusto che siano danneggiati per il fatto che i loro genitori vengono da un paese straniero?

 

43) Concessione immediata della cittadinanza ai coniugi dei cittadini italiani, a meno che non siano pregiudicati per reati gravi commessi nel solo territorio italiano. Coloro possono essere stati condannati nella patria d’origine per motivi politici, ed è ingiusto che siano puniti in conseguenza di ciò anche nello Stato italiano.

 

44) Riconoscimento del valore civile ai matrimonî religiosi celebrati da confessioni diverse da quella cattolica. Che ogni comunità possa vedere riconosciuti i proprî valori ed usanze è una manifestazione del multiculturalismo: lo Stato, in base al principio costituzionale che si è indicato nel primo punto, ammetterà il diritto familiare delle varie confessioni religiose.

 

45) Alle regioni delega per l’apertura di cimiteri non cattolici. Oggi la competenza in materia cimiteriale, salve le leggi generali d’indirizzo, spetta ai comuni, che di norma consentono sul proprio territorio la sepoltura dei cittadini ivi già residenti. I cimiteri delle minoranze religiose dovranno essere regionali, per consentire in essi la sepoltura di tutti i membri delle minoranze vissuti nella regione o provincia.

 

46) Alle regioni delega per l’individuazione di spazî specifici nelle spiagge riservati a gruppi di minoranza, come possono essere i naturisti da una parte, gli ebrei e i musulmani dall’altra; per le regioni non marittime analogo discorso può riguardare aree adiacenti ai laghi. È giusto che al mare possano andare anche coloro che mettono o si sentono a disagio accanto alla maggioranza dei bagnanti.

 

47) Programmi di assistenza per le monache che abbandonano il cristianismo. Esse, soprattutto se sono anziane, non potendosi piú sposare rimangono prive di qualsivoglia protezione sociale, cosicché sono costrette a restare in convento fingendo di non aver cambiato religione.

 

48) Abrogazione delle norme che rendono obbligatoria l’assicurazione RCA, relativa alla responsabilità civile per la guida d’autoveicoli e motoveicoli, presso compagnie private. Si provi a calcolare quanto versano alle assicurazioni durante tutta la vita quei milioni di persone che non hanno mai provocato incidenti automobilistici: per principio dovrebbe pagare chi sbaglia, oltre al fatto che uno Stato liberale non dovrebbe imporre a nessun cittadino di spendere i soldi presso chicchessia. Per tutelare meglio le parti offese, si può pensare ad una sorta di assicurazione garantita dallo Stato.

 

49) Abolizione della sanzione pecuniaria per chi guida senza casco o senza cinture di sicurezza. Chi non li usa può fare danno a sé stesso, ma perché dev’essere multato se non nuoce a nessuno? Se uno Stato venditore di morte camuffasi con maschera tanto etica da imporre una sanzione per chi non bada a sé stesso, quante altre azioni pericolose per la salute dovrebbero essere punite? È giusto spiegare quanto sono utili il casco e le cinture di sicurezza, ma non si deve negare che qualcuno è morto giacché il casco gli ha spezzato l’osso del collo, oppure le cinture non si sono slacciate prima che l’automobile prendesse fuoco.

 

*****

 

Bisogna accennare quindi ad alcune norme, parte delle quali proposte specificamente per i musulmani, che in realtà sono tutte dannose. Noi diciamo:

 

no all’ora di religione islamica nelle scuole pubbliche. E ciò dovrebbe valere per qualsivoglia fede: la scuola pubblica non deve fare catechismo: a ciò pensi ogni comunità religiosa. Sarebbe opportuno, invece, che nei programmi di studio trovasse spazio la storia delle religioni.

 

no a simboli religiosi dentro gli uffici pubblici aperti all’afflusso delle persone. Se lo Stato è laico, la presenza di simboli religiosi pone problemi di costituzionalità che sono ben noti.

 

no alla formazione delle guide di culto da parte dello Stato. Ciò sarebbe una forma di cesaropapismo, e contrasterebbe col principio autonomistico della “Libera Chiesa in libero Stato” (che per i musulmani, stante l’assenza del clero, diviene “libere comunità islamiche in libero Stato”).

 

no all’invio di guide di culto da altri Stati. Ugualmente questo sarebbe un’ingerenza nell’autonomia dei gruppi islamici.

 

È poi necessario ribadire l’opposizione dei musulmani a leggi, ordinanze e  regolamenti comunali che, oltre ad essere illegittimi, costituirebbero forme di persecuzione contro la comunità islamica: ad esempio ostacoli all’apertura di banche islamiche ovvero servizî bancarî islamici, impedimenti a compiere la preghiera in luoghi aperti, chiusura di moschee per semplici pretesti, divieti di macellazione rituale, sanzioni per il velo che copre il vólto femminile o il solo capo in alcuni ambienti, proibizioni della circoncisione rituale.

 

E la lode spetta a Dio, Signore dei mondi.